"I Comuni, specialmente i piccoli sono deficienti di personale che possa essere adibito in casi di epidemia e calamità pubbliche. Venendo il bisogno, si reclutano cittadini che generosamente e con entusiasmo si prestano, ma essendo privi di ogni istruzione, non recano quel beneficio , quell'aiuto pratico che si prefiggono. Le pubbliche assistenze dovrebbero avere una squadra di militi istruiti sul modo di eseguire le disinfezioni, estinguere incendi, costruire lazzaretti ecc., e sempre a disposizione dei sindaci e degli ufficiali sanitari. In tal modo le associazioni di pubblica assistenza potrebbero essere veramente utili a questi pubblici servizi"  Congresso pubbliche assistenze di Viareggio, 1899

La formazione Anpas

Ad oggi la formazione in Anpas è percepita e vissuta come un percorso in grado di coinvolgere tutti i livelli del movimento: nazionale, regionale, associativo.
La visione formativa, avviata in modo strutturale nel 2012, ha visto in questi anni un moltiplicarsi di orizzonti mantenendo solidi alcuni elementi di base:
• la formazione è un percorso partecipato;
• come le altre attività e servizi di pubblica assistenza è caratterizzata da una forte dimensione etica;
• la formazione tra pari e collaborativa è l’approccio metodologico più adeguato per diffondere e costruire conoscenza e alimentare la crescita culturale dei volontari;
• le attività riconoscono – prima di ogni altra cosa – il valore in termini di conoscenze e competenze dei partecipanti alla formazione, rispettandoli e valorizzandoli;
• scopo ultimo della formazione è rendere capace il partecipante di svolgere in modo consapevole, preparato e autonomo il ruolo per cui è stato formato, nel rispetto di tutte le componenti del movimento.

Anpas al Reas

I formatori nazionali Anpas, oltre a possedere la sensibilità culturale, pedagogico/metodologica, la padronanza delle tecniche di base per facilitare l’apprendimento dei singoli e dei gruppi e la produzione di lavori condivisi, dovrebbero avere delle caratteristiche “evolute”, sommate a quelle di base sintetizzabili come segue:

1. sapere
• conoscere i ruoli del movimento, gli snodi, le possibili sinergie;
• padroneggiare in modo versatile e contestualizzato metodi e tecniche;
• essere consapevoli e saper gestire il proprio “benessere” come elemento positivo per sé e per l’esito del progetto cui si collabora;
• definire obiettivi intermedi e finali, specialmente nei progetti di ampio respiro, che non riguardino solo gli aspetti di apprendimento, ma si inseriscano nelle azioni del movimento;
• utilizzare strumenti digitali.

2. saper fare
• saper agire i diversi ruoli;
• padroneggiare tutti i momenti della progettazione e dello svolgimento della formazione;
• contestualizzare spazi e tempi (esercizio di equilibrio e flessibilità tra programma e contesto);
• scrivere, come condizione per dare senso, trasparenza e condivisione ad una storia;
• svolgere accuratamente un’autovalutazione e attività di supervisione tra pari.

3. saper essere
• vivere consapevolmente la propria motivazione: legata alle aspettative, al valore riconosciuto all’attività, alla possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati;
• essere consapevoli del proprio ruolo, esercitarlo in modo autentico sia in aula sia in altri contesti e luoghi;
• essere sensibili a talenti e limiti, propri ed altrui;
• praticare cura e attenzione al benessere degli altri e di se stessi;
• curare gli spazi e l’organizzazione in termini funzionali, estetici, etici;

Il settore formazione svolge, anche, una funzione di servizio trasversale agli altri settori, garantendo attività di coordinamento e supporto di volta in volta concordate con i diversi responsabili, sulla base delle specificità del corso, degli obiettivi formativi, delle caratteristiche dei profili in ingresso e in uscita. L’attività è volta ad assicurare il corretto funzionamento del sistema, prima, durante e dopo e la coerenza con l’approccio metodologico e la cornice di riferimento; nonché, dove necessario, con la reportistica e rendicontazione necessaria per il finanziamento del corso.
I passaggi strutturati, per quanto riguarda questa fase, sono:
• la definizione dei profili in ingresso e in uscita;
• la costruzione dei Kit, sia ad utilizzo dei formatori di secondo livello, sia per l’archiviazione dei materiali.

La formazione è, nella narrazione dei volontari e formatori Anpas, «un gruppo che si rimescola creando molteplici configurazioni e in cui gli obiettivi e le idee iniziali si perseguono rimodulandole nelle condizioni reali». La formazione in Anpas è forza, creatività, futuro, apertura, viaggio, opportunità, condivisione, crescita … è ohana (famiglia nella cultura Hawaiana) un «luogo socialmente abitato in cui nessuno dimentica nessuno, in cui nessuno viene abbandonato». Ancora, la formazione è il «potenziamento di nuove forze e la creazione di energia, la capacità di accogliere le contaminazioni generate dalla diversità». Il senso profondo della formazione nel volontariato di pubblica assistenza sta, secondo i volontari Formatori F2, nella «scelta volontaria di condivisione culturale, sollecitazione di cambiamento e apertura di prospettive».

La formazione è il futuro, la capacità di guardare lontano nel tempo e nello spazio per dare continuità al movimento, con impegno e consapevolezza.

 

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