Gente d'ANPAS

Non sono eroe, la storia di Daniela della pubblica assistenza Anpas Croce Rosa Celeste di Milano

Il 20 ottobre 2015, alle 05.45, l' equipaggio della Nona Squadra della pubblica assistenza Anpas Croce Rosa Celeste di Milano sono rimasti coinvolti in un incidente con una macchina di pubblica sicurezza.

Faccio volontariato in ambulanza dal 1999 e non ne avevo mai scritto. Non perché non sia una bella esperienza da raccontare, ma perché ho sempre avuto il timore che mettere questa esperienza in parole impoverisca un po’ quello che è. Poi, in una mattina come quella di martedì, intorno alle 5.45, avviene un incidente.

Spotorno: il triathlon del Soccorso

Incidente tra due veicoli, restano ferite tre su quattro delle persone a bordo. Solo il quarto è illeso. Nulla di diverso da uno dei tanti incidenti a cui un soccorritore, purtroppo, si abitua. Non per cinismo, ma per tenere quella giusta distanza che fa la differenza nel momento in cui devi aiutare chi sta male. E devi essere lucido.
Cosa c’è di diverso nell’incidente di martedì? Che uno dei mezzi coinvolti era proprio un’ambulanza. Che non correva in sirena per andare a comprare una pizza, lo so, spesso lo pensate quando ci vedete veloci nel traffico, ma non è vero. Non succede.
Quella ambulanza attraversava un incrocio in sirena (e con i lampeggianti accesi, come prescritto dal codice della strada) per soccorrere un paziente in codice giallo. In quella ambulanza c’erano tre soccorritori. Tre volontari.
L’incidente di quel martedì mi tocca da vicino perché l’ambulanza coinvolta fa parte della mia associazione. Incontro quei ragazzi ai cambi turno (chi smonta a qualsiasi ora del giorno o della notte, in settimana, la domenica, a Natale, chi si appresta a iniziare dopo una giornata di lavoro).
L’autista è un “anziano” volontario che dedica quasi tutto il suo tempo libero a prendersi cura degli altri, non un “invasato” ma un autista di lunga esperienza, famoso tra noi per l’estrema prudenza con cui guida. Uno che non si risparmia mai: martedì, dopo l’impatto, ha soccorso la sua collega senza esitare.
Con un braccio rotto. In ambulanza io ricopro il ruolo di caposervizio, ossia di colui che gestisce il servizio (l’approccio al paziente, la valutazione del caso) e l’equipaggio (decide chi fa cosa).
L’essere caposervizio oggi mi fa nascere un nuovo senso di “responsabilità”: perché io rispondo delle persone che escono con me, il mio equipaggio. 

Sarà che sto “invecchiando” ma sempre più spesso mi chiedo: «E se ci facessimo male?»E poi penso ai familiari. Per esperienza personale so quanto sia difficile per i familiari comprendere cosa porti un figlio a dedicare buona parte del suo tempo libero agli altri, con i rischi che questo comporta. Anche perché scegliere di fare il volontario non significa “quando ho tempo vado in ambulanza”. Significa prendere un impegno preciso sapendo che una tua mancanza rischia di far saltare il mezzo di soccorso. 

E proprio questo essere soccorritore così, nonostante tutto, nonostante il dolore, mi riporta al motivo per cui ho deciso di iniziare a fare la volontaria: da ragazzina avevo un fidanzato che lo faceva. Mi raccontava tutto. Appena diciassettenne mi sembrava un eroe. Lo ascoltavo e cresceva dentro di me la volontà di farlo anch’io.

Significa che se manchi, i tuoi colleghi dovranno faticare il doppio.  Sono convinta che la parte più difficile, nel fare volontariato, sia entrare in contatto con il dolore degli altri. Non solo quello del paziente (certo, vedere una persona che soffre fisicamente non è bello, ma in fondo sei concentrato sulle procedure che lo aiuteranno a stare meglio) quanto quello emotivo dei parenti. Sul dolore dell’anima non c’è nulla che tu possa fare se non piccoli gesti gentili che lo attenuino, ma che spesso non guariscono. 

Nell’estate dei miei 18 anni, finita la scuola ho iniziato questa esperienza. E da allora so che gli eroi non esistono nella realtà: sono solo uomini comuni che fanno ciò che sentono giusto.
Di Daniela Sesenna, Croce Rosa Celeste di Milano

I volontari della Croce Rosa Celeste hanno portato la befana ai bimbi del Brefotrofio di Milano #arancionatale

Tags:
0
0
0
s2sdefault

“Sono un soccorritore”, il racconto di un intervento di primo soccorso

Arrivi sul luogo di intervento e intorno a te vedi le lacrime. Ti accorgi subito che da te la gente si aspetta quel miracolo che tu non puoi di certo concedere, ma ti inginocchi accanto a quel corpo e inizi a fare del tuo meglio e con tutte le forze che hai schiacci forte le tue mani su quel petto. Comprimi quel pallone tra le tue mani come se quel gesto da solo possa bastare ad alimentare una vita così come un soffio di vento fa divampare un incendio nel bosco. Quando premi quel pulsante, la scarica che emana la senti come un brivido lungo la tua schiena.

Sei lì e nella tua testa ripeti "Resta qui, non te ne andare adesso" e mentre la tua fronte inizia a brillare di sudore, spingendo sempre più forte, quasi a voler sentire quel cuore tra le tue mani, speri che i tuoi sforzi possano non essere vani. Sei il primo ad arrivare, il primo ad intervenire, il primo a dover prendere decisioni... E hai sempre paura di non aver fatto abbastanza. Ma poi succede, raramente ma succede, che ti arriva un messaggio di ringraziamento, perchè quel cuore ha ripreso a battere e quella persona è tornata a vivere.

Expo i soccorritori Anpas

Hai dato ai medici la possibilità di dare anche loro il meglio di sé. Tu hai contribuito a ridare la vita. È in quel momento che capisci che fai il lavoro più bello del mondo.  Alzi lo sguardo e ti accorgi di essere un privilegiato, quando vedi accanto a te quei due ragazzi di vent'anni, che fanno esattamente quello che stai facendo tu, rubando tempo alla propria giovinezza, e lo fanno gratuitamente. È questa la forza del volontariato, la grandezza dell'uomo che si dona senza aspettarsi nulla in cambio.

Nessuna moneta potrà mai comprare quello che si prova a reincontrare lo sguardo di quella persona. Faccio il mestiere più bello del mondo: sono un soccorritore, e ne sono fiero.

-Elia Paolucci, pubblica assistenza Croce Verde Morrovalle Montecosaro

Tags:
0
0
0
s2sdefault

Emergenza Alluvione Valle Roveto 2015, lì 19/10/15

Avevamo molte immagini per poter condividere questo nostro pensiero, poi alla fine abbiamo voluto farlo con questa foto che forse più di tutte rende l'idea e mette a nudo il nostro stato d'animo. Il senso di vuoto che questi momenti ti inducono.

12088453 10208013734650434 3879702792629699837 n

Oggi si sta chiudendo un'emergenza durata 4 lunghissimi giorni, che sembravano non voler terminale mai, le cui ore, minuti e secondi sono sembrati andare lenti e pesanti. Non vogliamo andare troppo nello specifico delle sensazioni e paure che in quella notte del 14 ottobre si sono impadronite di noi.

VOGLIAMO parlare del dopo, della forza ed il coraggio dimostrato dalla popolazione rovetana, colpita e messa a dura prova, ancora una volta, da eventi così duri.

VOGLIAMO narrare di tutte quelle persone che si sono messe a disposizione della collettività e che in nome di un sentimento comune, hanno dato vita ad una gara di solidarietà di una semplicità ed efficacia unica.

VOGLIAMO raccontarVi dei tanti Volontari che in questi giorni si sono alternati, nei nostri paesi nel portare conforto e più nello specifico a spalare il fango, mamma quanto...

VOGLIAMO parlare dei ragazzi delle P.C. di Celano, Avezzano, Tagliacozzo, degli Scout, del rugby, della CRI di Avezzano, della pro loco di Canistro, dei VdF di Avezzano e L'Aquila, e di quanti si nono alternati in maniera anonima nelle nostre vie, nelle "rue" nelle case, e nei scantinati...

VOGLIAMO scrivere delle nostre Associazioni Anpas presenti nell'immediato, la Croce Bianca L'Aquila e la Gran Sasso Soccorso, a questi ragazzi va il nostro encomio, il nostro ringraziamento più sentito.
Per ultimi VOGLIAMO narrare di un sentimento comune che le genti di questa Valle hanno avuto nei confronti dei Volontari ANPAS che in questi giorni sono stati sempre presenti, quasi a voler essere un tutt'uno con la popolazione, i loro bisogni, le loro richieste, le loro speranze, a voi ragazze e ragazzi della GVM di Magliano e della Croce Verde di Civitella Roveto va il mio grazie semplice ed umile che si unisce a quello forte, riconoscente e sincero della popolazione rovetana!
Serafino Montaldi, Presidente Anpas Abruzzo

 Maltempo Abruzzo: l'intervento dei volontari Anpas

0
0
0
s2sdefault

“Sporchi fuori, ma buoni dentro”, da Benevento il racconto di un volontario della colonna mobile nazionale protezione civile Anpas 

Fuori il tempo è cupo, il cielo è buio ed è ancora tutto da fare. Le strade sono talmente piene di fango che il nero dell’asfalto non si vede. C’è solo il marrone. Ci sono quattro ragazzi con la pala in mano, lo stivale che entrano nell’ingresso principale, con il fango che gli arriva alle caviglie. E iniziano a togliere fango e acqua. Man mano che avanzano tolgono il fango dai corridoi, ma dalla prima porta che aprono esce fuori ancora fango, che continua a buttare fuori fango. E così anche con la seconda e poi la terza. Ogni porta che riescono ad aprire li riporta indietro, in mezzo al fango che avevano appena tirato via. E fuori continua ad essere tutto scuro. E c’è tutta la città da tirare via dal fango

Questa è una delle immagini che mi è rimasta più impressa nei giorni trascorsi a Benevento, come volontario della colonna mobile nazionale della protezione civile Anpas. C’è ancora da rimettere a posto le cose.

La scorsa sera, la nostra ultima passata lì, Mirco il proprietario del locale dove siamo andati dopo i quattro giorni passati a spalare, ci ha regalato una bottiglia di vino sporca di fango, di quelle che si vedono in questi giorni anche sui social network, e ci ha chiesto di accettarla: “da quando è successo tutto questo, da queste parti si dice sporchi fuori, ma buoni dentro”, ci ha detto Mirco. Abbiamo ringraziato e mentre stavamo andando via, il figlio di Mirco, che avrà avuto cinque/sei anni, ha chiesto al padre chi eravamo e lui gli ha spiegato che eravamo “i ragazzi che stanno aiutando la popolazione”. In quel momento il cuore ci è caduto sulla stessa terra che avevamo cercato di pulire fino a poche ora prima.

Bello è stato sentirsi dire “grazie” anche da persone che magari non hanno subito danni dall'alluvione, solo perché noi eravamo lì, con accenti diversi, ma parte di quel cielo campano che speriamo torni ad essere azzurro e la terra un po’ meno sporca e magari più buona.

Continua l'assistenza dei volontari Anpas a Benevento

0
0
0
s2sdefault

Nel giorno della festa dei nonni un approfondimento sull'invecchiamento attivo, di Fabrizio Pregliasco, presidente Nazionale Anpas

Cominciamo da un dato, facilmente verificabile da ciascuno degli over 50 tra di noi: siamo anni luce dall’essere anziani. Un tempo era così, ora non lo è più. È come se, pur avendo 50, 60 o 70 anni, non avessimo gli stessi 50, 60 o 70 anni che hanno avuto, appena qualche decina di anni fa, i nostri genitori.
La ragione è che, non solo si è allungata l’età media, si è allungata anche la salute media. La nostra età biologica non corrisponde più all’età anagrafica e questo ci dà l’illusione di sentirci ancora giovani e invincibili. In parte è così - continuiamo ad essere giovani - ma allo stesso tempo cominciamo a non esserlo pienamente più.

Per questo è importante mantenere uno stile di vita sano e attivo il più a lungo possibile, limitando al massimo i fattori potenziali di problemi alla salute.
Se, per esempio, siamo abituati a svolgere un’attività fisica, come la corsa, sappiamo anche quanto benefico sia fare stretching prima di cominciare. Lo stretching non ci rende più forti nel correre né più resistenti o più giovani, ma aiuta a prevenire e limitare danni e dolori a tendini e muscoli. E alla nostra età, se ti fa male un tendine, non corri più per un mese!

A 50, 60 o 70 anni possiamo continuare a essere attivi e produttivi. Dobbiamo anzi aiutarci ad esserlo regolarmente, rimuovendo, con dei semplici accorgimenti e nessuna privazione, i potenziali ostacoli alla nostra salute.
In questo blog, desidero parlare di questo: non prescrizioni ma consigli, spunti, punti di vista di un insider della medicina con un piede nella 'terza giovinezza'!

nonni

0
0
0
s2sdefault

Pagina 1 di 12

Su questo sito usiamo cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Questi cookies sono essenziali per le funzionalità del sito. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy. I accept cookies from this site.