Gente d'ANPAS

“Sono un soccorritore”, il racconto di un intervento di primo soccorso

Arrivi sul luogo di intervento e intorno a te vedi le lacrime. Ti accorgi subito che da te la gente si aspetta quel miracolo che tu non puoi di certo concedere, ma ti inginocchi accanto a quel corpo e inizi a fare del tuo meglio e con tutte le forze che hai schiacci forte le tue mani su quel petto. Comprimi quel pallone tra le tue mani come se quel gesto da solo possa bastare ad alimentare una vita così come un soffio di vento fa divampare un incendio nel bosco. Quando premi quel pulsante, la scarica che emana la senti come un brivido lungo la tua schiena.

Sei lì e nella tua testa ripeti "Resta qui, non te ne andare adesso" e mentre la tua fronte inizia a brillare di sudore, spingendo sempre più forte, quasi a voler sentire quel cuore tra le tue mani, speri che i tuoi sforzi possano non essere vani. Sei il primo ad arrivare, il primo ad intervenire, il primo a dover prendere decisioni... E hai sempre paura di non aver fatto abbastanza. Ma poi succede, raramente ma succede, che ti arriva un messaggio di ringraziamento, perchè quel cuore ha ripreso a battere e quella persona è tornata a vivere.

Expo i soccorritori Anpas

Hai dato ai medici la possibilità di dare anche loro il meglio di sé. Tu hai contribuito a ridare la vita. È in quel momento che capisci che fai il lavoro più bello del mondo.  Alzi lo sguardo e ti accorgi di essere un privilegiato, quando vedi accanto a te quei due ragazzi di vent'anni, che fanno esattamente quello che stai facendo tu, rubando tempo alla propria giovinezza, e lo fanno gratuitamente. È questa la forza del volontariato, la grandezza dell'uomo che si dona senza aspettarsi nulla in cambio.

Nessuna moneta potrà mai comprare quello che si prova a reincontrare lo sguardo di quella persona. Faccio il mestiere più bello del mondo: sono un soccorritore, e ne sono fiero.

-Elia Paolucci, pubblica assistenza Croce Verde Morrovalle Montecosaro

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“Sporchi fuori, ma buoni dentro”, da Benevento il racconto di un volontario della colonna mobile nazionale protezione civile Anpas 

Fuori il tempo è cupo, il cielo è buio ed è ancora tutto da fare. Le strade sono talmente piene di fango che il nero dell’asfalto non si vede. C’è solo il marrone. Ci sono quattro ragazzi con la pala in mano, lo stivale che entrano nell’ingresso principale, con il fango che gli arriva alle caviglie. E iniziano a togliere fango e acqua. Man mano che avanzano tolgono il fango dai corridoi, ma dalla prima porta che aprono esce fuori ancora fango, che continua a buttare fuori fango. E così anche con la seconda e poi la terza. Ogni porta che riescono ad aprire li riporta indietro, in mezzo al fango che avevano appena tirato via. E fuori continua ad essere tutto scuro. E c’è tutta la città da tirare via dal fango

Questa è una delle immagini che mi è rimasta più impressa nei giorni trascorsi a Benevento, come volontario della colonna mobile nazionale della protezione civile Anpas. C’è ancora da rimettere a posto le cose.

La scorsa sera, la nostra ultima passata lì, Mirco il proprietario del locale dove siamo andati dopo i quattro giorni passati a spalare, ci ha regalato una bottiglia di vino sporca di fango, di quelle che si vedono in questi giorni anche sui social network, e ci ha chiesto di accettarla: “da quando è successo tutto questo, da queste parti si dice sporchi fuori, ma buoni dentro”, ci ha detto Mirco. Abbiamo ringraziato e mentre stavamo andando via, il figlio di Mirco, che avrà avuto cinque/sei anni, ha chiesto al padre chi eravamo e lui gli ha spiegato che eravamo “i ragazzi che stanno aiutando la popolazione”. In quel momento il cuore ci è caduto sulla stessa terra che avevamo cercato di pulire fino a poche ora prima.

Bello è stato sentirsi dire “grazie” anche da persone che magari non hanno subito danni dall'alluvione, solo perché noi eravamo lì, con accenti diversi, ma parte di quel cielo campano che speriamo torni ad essere azzurro e la terra un po’ meno sporca e magari più buona.

Continua l'assistenza dei volontari Anpas a Benevento

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Nel giorno della festa dei nonni un approfondimento sull'invecchiamento attivo, di Fabrizio Pregliasco, presidente Nazionale Anpas

Cominciamo da un dato, facilmente verificabile da ciascuno degli over 50 tra di noi: siamo anni luce dall’essere anziani. Un tempo era così, ora non lo è più. È come se, pur avendo 50, 60 o 70 anni, non avessimo gli stessi 50, 60 o 70 anni che hanno avuto, appena qualche decina di anni fa, i nostri genitori.
La ragione è che, non solo si è allungata l’età media, si è allungata anche la salute media. La nostra età biologica non corrisponde più all’età anagrafica e questo ci dà l’illusione di sentirci ancora giovani e invincibili. In parte è così - continuiamo ad essere giovani - ma allo stesso tempo cominciamo a non esserlo pienamente più.

Per questo è importante mantenere uno stile di vita sano e attivo il più a lungo possibile, limitando al massimo i fattori potenziali di problemi alla salute.
Se, per esempio, siamo abituati a svolgere un’attività fisica, come la corsa, sappiamo anche quanto benefico sia fare stretching prima di cominciare. Lo stretching non ci rende più forti nel correre né più resistenti o più giovani, ma aiuta a prevenire e limitare danni e dolori a tendini e muscoli. E alla nostra età, se ti fa male un tendine, non corri più per un mese!

A 50, 60 o 70 anni possiamo continuare a essere attivi e produttivi. Dobbiamo anzi aiutarci ad esserlo regolarmente, rimuovendo, con dei semplici accorgimenti e nessuna privazione, i potenziali ostacoli alla nostra salute.
In questo blog, desidero parlare di questo: non prescrizioni ma consigli, spunti, punti di vista di un insider della medicina con un piede nella 'terza giovinezza'!

nonni

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Emergenza Alluvione Valle Roveto 2015, lì 19/10/15

Avevamo molte immagini per poter condividere questo nostro pensiero, poi alla fine abbiamo voluto farlo con questa foto che forse più di tutte rende l'idea e mette a nudo il nostro stato d'animo. Il senso di vuoto che questi momenti ti inducono.

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Oggi si sta chiudendo un'emergenza durata 4 lunghissimi giorni, che sembravano non voler terminale mai, le cui ore, minuti e secondi sono sembrati andare lenti e pesanti. Non vogliamo andare troppo nello specifico delle sensazioni e paure che in quella notte del 14 ottobre si sono impadronite di noi.

VOGLIAMO parlare del dopo, della forza ed il coraggio dimostrato dalla popolazione rovetana, colpita e messa a dura prova, ancora una volta, da eventi così duri.

VOGLIAMO narrare di tutte quelle persone che si sono messe a disposizione della collettività e che in nome di un sentimento comune, hanno dato vita ad una gara di solidarietà di una semplicità ed efficacia unica.

VOGLIAMO raccontarVi dei tanti Volontari che in questi giorni si sono alternati, nei nostri paesi nel portare conforto e più nello specifico a spalare il fango, mamma quanto...

VOGLIAMO parlare dei ragazzi delle P.C. di Celano, Avezzano, Tagliacozzo, degli Scout, del rugby, della CRI di Avezzano, della pro loco di Canistro, dei VdF di Avezzano e L'Aquila, e di quanti si nono alternati in maniera anonima nelle nostre vie, nelle "rue" nelle case, e nei scantinati...

VOGLIAMO scrivere delle nostre Associazioni Anpas presenti nell'immediato, la Croce Bianca L'Aquila e la Gran Sasso Soccorso, a questi ragazzi va il nostro encomio, il nostro ringraziamento più sentito.
Per ultimi VOGLIAMO narrare di un sentimento comune che le genti di questa Valle hanno avuto nei confronti dei Volontari ANPAS che in questi giorni sono stati sempre presenti, quasi a voler essere un tutt'uno con la popolazione, i loro bisogni, le loro richieste, le loro speranze, a voi ragazze e ragazzi della GVM di Magliano e della Croce Verde di Civitella Roveto va il mio grazie semplice ed umile che si unisce a quello forte, riconoscente e sincero della popolazione rovetana!
Serafino Montaldi, Presidente Anpas Abruzzo

 Maltempo Abruzzo: l'intervento dei volontari Anpas

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Essere Anpas: ovvero la filosofia del timballo

di Valerio De Pinto e Valentina Urbani

Il 5 settembre 2015 si è svolto nel Comune di Montorio al Vomano (TE) una giornata di formazione Essere Anpas che ha visto la partecipazione, sotto la direzione di un tutor della Croce Verde di Villarosa, di un nutrito gruppo di volontari provenienti da differenti Pubbliche Assistenze abruzzesi e molisane. Tutte differenti, tutte uguali.

Essere Anpas 5.09.2015 Montorio ovvero la filosofia del Timballo

Un rotolo di spago, due pezzi di tubo in plastica, post-it a profusione, qualche pennarello ed un pc con le casse audio che sistematicamente non vogliono funzionare dando quel momento di ansia da prestazione che si presenta puntuale prima dell’inizio di un modulo di formazione, che pone in tensione emotiva e fisica i formatori nazionali, venuti dalla Puglia e dall’Umbria, mettendo in circolo l’adrenalina che servirà loro ad affrontare la giornata.

Accenti diversi, età differenti, esperienze ed aspirazioni divergenti ma polarizzate le une con le altre che hanno visto, durante le 6 ore di corso di formazione, attività pratiche alternate a momenti di confronto anche molto animati su chi siamo, siamo stati e dove vorremmo andare nell’immediato e nel lontano futuro.

L’intero modulo di formazione, infatti, pone l’accento sull’essere l’Anpas, non solo sull’appartenere, su quel sentire comune che ci porta ad identificarci in uno stesso simbolo, indossando divise dai diversi colori, ma sentendoci accomunati da un qualcosa di più profondo, che supera l’estetica per arrivare diritto al cuore, o spesso allo stomaco. Quando l’essere volontario è una cosa che senti “de panza” e che ti porta a sentire, pensare ed agire in un determinato modo, anche in contesti estranei a quelli canonici dell’essere un volontario di una pubblica assistenza.

Si può intendere la formazione come l’ingresso/corridoio che è in ognuna delle nostre case: sono ambienti in cui non abiteremmo mai e che non sono ufficialmente deputati ad accogliere qualche funzione (la cucina serve a cucinare, il living a svagarci, la camera da letto a….dormire!) ma servono solo a portarci da qualche parte.

Proviamo però adesso ad immaginare la nostra casa senza l’ingresso ed il corridoio: sarebbe inabitabile. La formazione è proprio questo: un corridoio che dobbiamo attraversare se vogliamo arrivare nelle diverse stanze della nostra casa. Nello specifico “essere Anpas” è proprio l’ingresso.

Essere Anpas 5.09.2015 Montorio ovvero la filosofia del Timballo

Come possiamo essere "Anpassini" se non conosciamo la storia del Movimento, la sua mission, i suoi valori fondamentali e i suoi differenti campi di azione, come possiamo riconoscerci nel movimento senza aver provato a confrontarci in modo aperto e spontaneo su quello che ci accomuna e che dovrà in futuro incollarci gli uni agli altri nell’operare all’interno di una realtà, come Anpas, in crescita a livello nazionale e che sta assumendo sempre più un ruolo rilevante, dialogando con gli attori politici e della società civile tutta?

L’intera giornata di formazione svoltasi in Abruzzo, infatti, si è articolata in differenti momenti con lo scopo di riflettere proprio sull’identità del movimento, conoscendo la sua storia che affonda le proprie radici nella seconda metà del XIX secolo, così come gli articoli della Costituzione Italiana che più ne rappresentano il fondamento politico ed i differenti campi di attività di Anpas, da quello sanitario a quello culturale, con l’Archivio storico del movimento, ancora sconosciuto ai più, che però ne custodisce la storia, la nostra storia.

La partecipazione al modulo, così come è emerso durante l’esperienza a Montorio al Vomano, allarga gli orizzonti del pensiero stimolando, anche attraverso attività pratiche, la conoscenza reciproca, la capacità di lavorare in gruppo trovando equilibri ed intesa tra volontari all’inizio estranei ma che a fine giornata sono stati capaci di cooperare e ragionare in modo coeso, supportandosi a vicenda tanto da trasformare l’attività finale, il calcolatore, in una vera gara in cui l’asso nella manica è stato proprio la conoscenza e l’intimità acquisita durante la giornata, la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, pronti a cooperare in modo positivo al fine di “vincere” la competizione.

Essere Anpas è un modulo fondamentale per le pubbliche assistenze appena entrate a far parte del movimento così come per quelle ormai presenti da anni ma che vogliano rafforzare il senso di appartenenza, coinvolgendo i volontari che torneranno a casa più consapevoli del senso generale del proprio operare, arricchiti dal confronto con i partecipanti, dando spesso luogo a scambi di idee ed esperienze che arricchiscono tutti, e di riflesso ampliano le possibilità di servizio ed intervento sul territorio specifico di ogni pubblica assistenza lì rappresentata.

A fine modulo, infatti, senti di essere uno degli ingredienti di quel “Timballo alla Teramana” che assaggerai a pranzo e digerirai nel giro di qualche anno, ma che avrà quel sapore unico, frutto del connubio di ingredienti differenti tra di loro ma che si mescolano esaltandosi reciprocamente, quasi fossero nati apposta per quello scopo, per quella pietanza così completa e così autentica, narratrice di tradizioni e storie che vengono dal passato e che continuano ad essere importanti nel presente, sapori e valori antichi che rendono unici quei sapori così come unica è l’esperienza dell’essere volontario.

Forse il regalo ultimo che ci si porta a casa dopo aver partecipato al modulo di formazione è proprio questa consapevolezza: volontari Anpas si è sempre, con e senza divisa. Altrimenti non lo si è mai.

 

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