Essere soci di una Pubblica Assistenza, non significa solo sostenerne economicamente le attività, ma è soprattutto una scelta di impegno e partecipazione.

Con la tessera si acquisisce la possibilità di partecipare alla vita dell’Associazione, determinandone le linee di sviluppo e, di conseguenza, incidendo sulla propria comunità. Nei testi si fa riferimento più volte al tesseramento come strumento fondamentale per promuovere il senso di appartenenza ad un Movimento nazionale che oggi può vantare oltre 860 Associazioni, 100.000 Volontari e circa 400.000 Soci.  E’ per questo che i Volontari delle Pubbliche Assistenze, fin dalla fine dell’800, hanno dibattuto sul valore da dare al tesseramento all’interno dell’organizzazione nazionale.

Uno strumento per determinare, in modo equilibrato, le quote associative? Per assicurare la rappresentatività delle Associazioni negli organismi nazionali?
Per dare rappresentanza ed identità unica, anche attraverso un’immagine unitaria, a tutte le donne e gli uomini che considerano le Pubbliche Assistenze un importante riferimento per le loro comunità e per il nostro Paese? Vediamo come si è articolato negli anni questo dibattito.

Nel patto federale fra le Associazioni di Pubblica Assistenza ed affini (Spezia, agosto 1892) troviamo un richiamo ai soci come elemento per definire la rappresentanza ed il “peso” di contribuzione economica della Associazione: “Tasse di ammissione (art. IX). La tassa annua d’ammissione sarà di L. 50 per le Associazioni aventi un  numero di soci eguale a 100, di L. 30 da 50 a 90 soci, e di L. 25 fino a 50 soci” . “Consiglio Federale (art. IV) Il Consiglio federale rappresenta la Federazione: è formato da tutti i Presidenti delle singole Associazioni federate che contino un numero di soci effettivi non minore di 100 e che funzionino regolarmente almeno da un anno. Le Associazioni che avranno un numero di soci inferiore a 100 saranno rappresentate … da uno dei Consiglieri mediante Delegazione…”.

Molto interessante ciò che troviamo scritto all’art. VII che anticipa di più di cento anni uno degli obiettivi del progetto attuale e cioè la raccolta degli elenchi soci: “Domande di ammissione nella Federazione. La domande di ammissione dovranno essere correlate da un elenco nominativo del Consiglio direttivo e dei soci…” . Il concetto viene confermato nel successivo articolo XIV “Le Associazioni che fanno parte della Federazione dovranno .. inviare al Commissario federale una relazione sull’andamento morale ed economico finanziario di ciascuna di esse, insieme all’elenco nominativo dei soci regolarmente iscritti …”.

Nel primo Statuto della Federazione fra le Società di Pubblica Assistenza e Pubblico Soccorso (1904) ritroviamo (art.IV) solo il riferimento al socio come indice per la determinazione della quota associativa: “Ogni associazione regolarmente accolta dovrà pagare anticipatamente una tassa di ammissione di L. 10 ed una tassa federale di L. 5 per ogni 100 soci ad essa iscritti “

La figura del socio volontario conferma la sua centralità nelle Associazioni nel dopoguerra, nel momento della ricostruzione delle Pubbliche Assistenze. Dagli atti del 1° Congresso Nazionale delle Società di Pubblica Assistenza e Soccorso del 1946 (Milano 14/15 dicembre): “Tutti sanno, almeno lo speriamo, che nelle Pubbliche Assistenze vivono giovani ed anziani volontari che dedicano le loro ore di riposo concesse dal lavoro, che altri sciupano in divertimenti ed in pericolosa apatia, a favore dei malati, degli infortunati dei colpiti dalla sventura. E giova anche ricordare che questa opera è continua e ininterrotta sia nelle ore diurne che in quelle notturne senza nulla chiedere e senza nulla manifestare, tanto sembra loro un dovere di assistenza sociale fra esseri che vivono sotto lo stesso cielo e soggetti tutti agli stessi capricci che può giocare il destino…. Le necessità delle Pubbliche Assistenze sono necessità di popolo, il quale attinge in seno ad esse sollievo per le sue disgrazie e per le sue sciagure”.

Negli anni ’70 nelle premesse dello Statuto della Federazione (1975) vi è una lunga riflessione sui soci: “i SOCI delle  Associazioni di Pubblica Assistenza e Soccorso sono elementi costituenti la forza e la rappresentatività delle Associazioni, delle loro Unioni (ndr: gli attuali Comitati Regionali), della Federazione Nazionale; sono i soggetti attivi e partecipi con ogni diritto alle decisioni fondamentali della vita interna delle Associazioni, i protagonisti e sollecitatori dei fini generali, umani e sociali, propugnati dalle Associazioni e dalla Federazione…  Due categorie fra loro complementari: I SOCI VOLONTARI sono coloro che, compreso il valore umano e sociale dell’opera attiva per la salute ed il soccorso, gratuitamente mettono a disposizione della collettività, tramite le Associazioni di Pubblica Assistenza, una parte del proprio tempo libero per realizzare i compiti stabiliti dagli organi statutari delle Associazioni e della Federazione ….  Sono la genuina testimonianza della vitalità delle Associazioni, il corpo vivo che rende palese il contributo disinteressato che le Associazioni offrono alle comunità ove esse operano. Costituiscono l’elemento rilevante di diretta partecipazione nella organizzazione volontaria, offrendosi alla soluzione dei problemi posti in ordine alla tutela della salute e alla salvaguardia della vita. I SOCI ORDINARI sono coloro che non avendo possibilità per diversi motivi di prodigarsi nelle attività specifiche ed opere dirette nell’ambito del corpo volontari, danno il loro apporto pure volontario, in altre forme attive e partecipi alla vita ed allo sviluppo delle Associazioni stesse, senza discostarsi per il perseguimento dei fini comuni delle Associazioni e della Federazione, dai principi informatori”.

Lo Statuto del 1989, che sancisce la trasformazione da Federazione ad Associazione nazionale, riconosce che “... il fondamento organizzativo di ANPAS è l’Associazione di Pubblica Assistenza aderente nella quale si manifestano l’impegno, le energie e l’intelligenza dei SOCI che la costituiscono….Nella Associazione aderente i soci trovano la concreta e quotidiana espressione dei propri ideali che, nel comune impegno dell’organizzazione, divengono progetto di rinnovamento…”.

Troviamo nuovamente la distinzione fra categorie di soci delle Pubbliche Assistenze: “… assumono particolare valore quelli attivi, che mediante la loro attività volontaria assicurano il perseguimento degli obiettivi associativi. I volontari quindi, in quanto fondamento ed elemento primario della struttura e della vita delle Pubbliche Assistenze aderenti … sono l’aspetto più importante della intera organizzazione. Mediante la loro scelta di vita ed il loro impegno civile e morale le singole pubbliche assistenze aderenti e l’ANPAS nel suo insieme affermano nella società i valori solidaristici di cui sono portatrici e su cui fondano le ragioni della loro esistenza.”

Altre tappe di questo viaggio sono il 43° Congresso (Modena, 1993) con l’entrata in vigore della tessera associativa nazionale, ed il 49° Congresso nazionale (Roma, 2005) che introduce l’obbligo per le Pubbliche Assistenze di sottoscrivere il tesseramento nazionale e di inviare gli elenchi soci, scelte che si stanno progressivamente realizzando e che, come abbiamo visto, affondano le loro radici nella storia del nostro Movimento nazionale.

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