Congresso 53 - La relazione del Presidente nazionale Anpas, Fabrizio Pregliasco

Congresso53 Dare Valore

Roma, 30 novembre 2018 - Siamo un Movimento in movimento. Questo quadriennio ha visto Anpas crescere e lavorare sempre di più sul territorio. Siamo intervenuti nei disastri che la nostra Italia purtroppo ci ha spesso costretto ad affrontare. Una presenza massiccia che ha ottenuto un riscontro positivo dalle Istituzioni e soprattutto dai nostri concittadini. Anche il nostro lavoro quotidiano cresce, siamo sempre più presenti sul territorio con una continua richiesta di ammissione da parte di Associazioni di tutto il territorio nazionale. Questo è senz’altro l’effetto della nostra sempre più ampia presenza sui tavoli istituzionali e di un miglioramento della nostra capacità di comunicare. L’epopea della riforma della legislazione del Terzo Settore, ancora non conclusa, è stata poi il leitmotiv della nostra attività di lobby istituzionale che ha comportato e dovrà continuare a dedicare una gran parte del tempo di tutti i nostri dirigenti.

Conferenza di organizzazione

Durante il mio discorso riprenderò più volte il termine SFIDA perché oggi siamo di fronte a diverse situazioni che necessitano un approccio propositivo, una reazione positiva che metta in campo tutte le nostre forze.
Il tema del Congresso è molto significativo perché racchiude in uno slogan sintetico la SFIDA del futuro: dimostrare la rilevanza del nostro impatto sociale per incrementarlo ampliando le nostre attività e il valore del nostro capitale sociale, i nostri Volontari.
Più tardi sarà presentata una relazione su “Analisi dell’impatto sociale del volontariato organizzato di: Anpas – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze e CRI - Croce Rossa Italiana”, a seguito di una ricerca realizzata dall’IRPSS (Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali) del CNR. Nelle sue conclusioni si afferma che un sistema locale in cui i volontari hanno potere decisionale e sono resi responsabili diretti della qualità degli interventi, è in grado di produrre coinvolgimento delle organizzazioni e delle Istituzioni pubbliche e impatto non solo sui destinatari diretti, solo se riesce a favorire la trasmissione di un sistema di valori alternativo nella società, che riesca a contaminare in modo efficace la coesione sociale in quel territorio.
Costruire degli indicatori di implementazione dell’impatto sociale degli interventi socio-assistenziali è sicuramente un processo molto più complesso e articolato ma è appunto una SFIDA che Anpas deve cogliere.
La mission di Anpas non è quella di essere solo un organismo di rappresentanza delle nostre pubbliche assistenze. Siamo un aggregatore di progettualità, incubatore per sperimentazioni interpretando al meglio il ruolo di Rete che la riforma del Terzo Settore ci ha dato in termini formali ma che, peraltro, è stato sempre l’obiettivo del nostro Movimento ormai da 114 anni.

In questa introduzione spero di non tediarvi, ma di essere un facilitatore nel mettere sul tavolo le questioni che dovranno essere trattate nel corso di questo Congresso, una serie di SFIDE che dovranno essere colte: povertà, mezzogiorno, lavoro giovanile, famiglia e migrazioni.
Non riprenderò tutti gli aspetti già trattati nel Documento Precongressuale, a cui rimando in particolare per quanto riguarda l’analisi del contesto sociale in cui ci troviamo. Le tante criticità che, come cittadini attivi, verifichiamo ogni giorno, ci stimolano a rilanciarle all’interno delle nostre associazioni, per cercare, come sempre abbiamo fatto, delle soluzioni per praticare la solidarietà, nota identificativa del nostro essere pubbliche assistenze.
L’attività di emergenza (118) NON può essere l’unica che le nostre associazioni svolgono, anche se rappresenta tuttora l’attività principale. Fin dalle loro origini le pubbliche assistenze rappresentano infatti importanti antenne sul territorio capaci di intercettare i bisogni dei cittadini e di intervenire per cercare di rimuoverne le cause. La SFIDA per le Associazioni e per Anpas sarà quindi quella di esercitare la propria missione anche attraverso nuove attività e modalità.
Giorgio De Rita, sociologo del CENSIS, recentemente ha messo in evidenza che “...il rancore sociale è sempre più diffuso, solido e pervasivo. Il rancore nasce perché quello che ci si aspettava non è avvenuto. Quali i motivi del rancore della nostra epoca?” Nella trasformazione da distretto economico territoriale a filiera globale, le imprese che non si sono adeguate hanno chiuso e tanti imprenditori sono stati delusi.
La “polarizzazione del lavoro” aumenta la domanda di lavoro molto specializzato o di bassa manovalanza. Il lavoro “medio” sta soffrendo. Chi è in questa situazione si sente emarginato e crea “ferite sociali” non sanate. Aspettative della popolazione di aiuti che non sono mai arrivati. Noi dobbiamo cavalcare il bisogno e non il rancore!
Oggi siamo dentro un cambio di paradigma che chiede di ripensare con coraggio quello che facciamo e come lo facciamo, perché il mondo è cambiato velocemente negli ultimi trenta anni e cambierà ancora di più nei prossimi. Dopo la tempesta del 2008, la crisi finanziaria, oggi le acque si sono un po’ calmate. Ma noi siamo passati dal Mar Mediterraneo all’Oceano con correnti e venti tempestosi. Il problema diventa come stiamo nell’Oceano, con chi, per andare dove. Stare nell’Oceano come famiglie, organizzazioni, territori e quindi come Anpas sarà il tema dei prossimi anni.
La SFIDA del volontariato nella società dello scontento sarà riuscire guardare positivamente a un futuro che comincia forse a mostrare i primi segnali di ripresa economica.
Riconosco il grande fascino alla parola CAMBIAMENTO: l’ho praticata da medico, da ricercatore, da amministratore e ho cercato di attuarla da Presidente del nostro Movimento, è il luogo dove il futuro si affronta attraverso la consapevolezza del presente. L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento.
Di fronte al verificarsi di episodi sempre più cruenti e immotivati, di fronte ad una società che sempre meno valuta le conseguenze dei comportamenti del singolo, di fronte alla liquefazione dei valori su cui si fonda il vivere civile, di fronte ai cambiamenti che il “progresso” ci impone, di fronte all’incapacità di produrre politiche pubbliche che abbiano a cuore il bene comune, quello che possiamo certamente fare, e io ci provo ogni giorno, è non allinearci.

Non sapere stare insieme, non individuare obiettivi comuni a cui lavorare con passione e dedizione, non saper produrre comunicazione corretta e sincera ma solo furbetta, incentrare le dinamiche su protagonismi, sospetti, inimicizie, in genere dedicate prevalentemente ai compagni di strada, non saper discernere la qualità e la limpidezza di chi viene imbarcato: sono dinamiche che hanno avvelenato la politica e la rendono odiosa. Sono dinamiche che non devono riflettersi assolutamente nel nostro contesto.
Un invito agli amici: dedichiamo le energie disperse in queste dinamiche a studiare, confrontarci, approfondire, costruire insieme agli altri, SPERARE.
Il nuovo visto come una minaccia, la contaminazione come un contagio. L’apertura al cambiamento e al diverso in Anpas devono invece essere una prassi.
Dal secondo dopoguerra a tutti gli anni Ottanta, i corpi intermedi sono stati un fattore fondamentale della democrazia e dello sviluppo civile ed economico e hanno reso possibile il confronto tra il centro politico e la molteplicità di interessi, esperienze, tradizioni che costituiscono il nostro Paese. Quando le contraddizioni non sono più oggetto di mediazione, è fatale che in una società articolata – come è oggi la nostra – sorgano fenomeni di ribellione, con conseguenze, in qualche caso, violente. A partire dalla prima metà degli anni Novanta, la politica ha creduto di potere e dovere fare a meno dei soggetti della rappresentanza: molti dei fallimenti della Seconda Repubblica possono essere spiegati proprio con un errore di concezione, la visione dei corpi intermedi come intralcio alla governabilità. Occorre tuttavia notare che Terzo settore, sindacati, enti locali, partiti, associazioni, non sono privi di colpe, avendo assunto in molti casi una visione corporativa degli interessi da cui sono nati. Tale involuzione ha un’origine culturale prima che morale. In Italia, storicamente, i corpi intermedi hanno espresso ideali, relazioni e tentativi della persona e al tempo stesso hanno sempre svolto una funzione educativa, sostenendo il confronto dei singoli e delle reti con la realtà che cambiava e, man mano, correggendo errori di giudizio e di intervento. Nel tempo, si è invece assistito a un ripiegamento sulla semplice funzione corporativa. Per uscire dalla strettoia causata dalla ricercata esclusione dei corpi intermedi, da una parte, e dal loro impoverimento ideale, dall’altra, occorre il recupero della originale centralità della persona e il rafforzamento di un ruolo educativo nei confronti di associati e militanti. La grande SFIDA che i nuovi problemi sociali ed economici pongono alla persona è, prima di tutto, conoscitiva: occorre comprendere i problemi e le opportunità che nascono da una realtà in continua evoluzione e occorre intuire e progettare il contributo che “dal basso” può essere offerto. Da ciò può nascere una novità anche nell’azione di Anpas: sostenere le persone nel continuo cambiamento e nella costruzione di risposte adeguate alle sfide del presente.

Come a tutti noi ben noto, il percorso della riforma della legislazione riguardante il Terzo settore è ad oggi è ancora lontano dalla conclusione. I decreti correttivi alla riforma del Terzo settore (D.Lgs. 95/2018 e D.Lgs. 105/2018) hanno, infatti, prolungato le tempistiche per l’adeguamento alla nuova disciplina. Se da un lato questa proroga ha concesso più tempo agli enti non profit per preparare il passaggio alla nuova normativa, dall’altro ha generato alcune perplessità in tutti noi sulle tempistiche di operatività della riforma. In particolare, il timore è che la necessità di troppi provvedimenti attuativi e il ritardo nella richiesta di autorizzazione alla Commissione Europea stiano rinviando eccessivamente la sua concreta attuazione. È bene evidenziare, tuttavia, che il Codice del Terzo settore ha scandito in maniera graduale i passaggi per la piena entrata in vigore del nuovo assetto normativo che ha riorganizzato un intero sistema attraverso numerosi interventi legislativi di coordinamento e abrogazione. Lo scenario pre-Riforma non era dei più confortanti. Una serie di disposizioni a pioggia si sono succedute e sovrapposte dal dopoguerra ad oggi arrivando spesso a regolamentare con norme ad hoc singoli istituti giuridici senza che potesse emergere chiaramente una definizione unitaria di “Terzo Settore”. La Riforma parte da questo scenario per arrivare gradualmente ad una rivisitazione dell’intero sistema del non profit passando per un periodo transitorio di particolare rilevanza per gli operatori. In questa fase, che durerà fino alla operatività del nuovo Registro e all’auspicata autorizzazione della Commissione europea sulle misure fiscali, potremo iniziare a prendere confidenza con le nuove regole, applicandone alcune in attesa della integrale entrata in vigore del Codice del Terzo settore. Su questo aspetto occorrerà dunque verificare anche la prossima legge di bilancio che, a quanto si apprende dagli organi di stampa, potrebbe contenere le attese disposizioni fiscali utili al completamento della disciplina degli enti. Tra le modifiche richieste con forza da Anpas ma anche da molti altri attori del mondo del non profit e, in parte, già contenute nella prima stesura del correttivo a marzo del 2018, c’è la possibilità per le organizzazioni di volontariato di svolgere attività di interesse generale dietro versamento di corrispettivo (al momento ammissibile solo per le attività diverse) e la definizione di nuovi limiti per identificare le attività non commerciali.

Anpas deve affermare, nei luoghi e modi che riterrà opportuno, che il sociale è e sarà uno dei settori principali dell’attività delle pubbliche assistenze a fianco di quelli che tradizionalmente svolge. Questo darà dignità a chi già opera e a chi vorrà lavorare nell’ambito del sociale. In quelle situazioni dove il rapporto tra Regioni e Comitati regionali è debole o inesistente, occorre intervenire con apposite iniziative per aprire canali di dialogo e reciproca conoscenza. Questo agevolerà anche lo sviluppo progettuale delle associazioni.
Pensando allo sviluppo del Terzo settore rispetto alle politiche per l’occupazione - soprattutto giovanile - e alle difficoltà croniche in cui si dibatte tutto il Mezzogiorno, non possiamo eludere una chiara presa di posizione tra volontariato e mondo del lavoro.
Si apre quindi una fase molto dinamica e strategica per tutto il Terzo settore che, come spesso viene detto, è chiamato ad effettuare un salto di qualità per uscire da una situazione di marginalità e divenire tra i protagonisti dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese.

Nelle “Note dei settori” che sono a disposizione dei delegati, viene riportata la grossa mole di lavoro svolta nel quadriennio ma anche gli spunti per le SFIDE che riteniamo vadano affrontate. Impressiona leggere su carta tutto quello che abbiamo realizzato e ripercorrere un periodo intenso della mia e nostra vita. Un grazie a tutti i dirigenti e collaboratori di Anpas nazionale per tutto quello che è stato fatto!

Un ricordo per quanti in questo cammino ci hanno lasciato, Elisa e Janira, vittime di femminicidio, Angela che ha perso la vita in servizio, Alessandro ed Egidio che hanno affrontato con dignità gravi e inesorabili malattie, ma anche molti altri Volontari delle nostre tante Associazioni. Da Presidente di questo nostro grande Movimento ho visto tanti amici lasciarci, “andare avanti” come dicono gli Alpini. Questo è il flusso impietoso della vita, ma ogni volta è una sofferenza per il legame diretto o ideale che ci unisce. Dobbiamo cercare di migliorare il riconoscimento della nostra attività a livello istituzionale e poter permettere alle nostre associazioni di aumentare la possibilità di aiuto del prossimo per onorare così al meglio il ricordo di tutti gli amici che ci hanno lasciato.

Per quanto riguarda le adozioni internazionali e la cooperazione internazionale, un’attività che svolgiamo da anni con serietà e correttezza, dovremo comprendere come queste attività si possano innestare maggiormente nella realtà delle nostre Associate.

Anche alla luce di quanto sta avvenendo nel Mediterraneo e in generale con il fenomeno migratorio sarà importante continuare a lavorare, come rete, su più livelli per rafforzare ulteriormente le attività che vengono svolte tanto dalle nostre associazioni sui territoi quanto da Anpas a livello nazionale e internazionale. Molte sono le attività che già ci vedono impegnati su più fronti e su più livelli: dal primo soccorso, all’accoglienza, all’integrazione sociale (come già sperimentato, ad esempio, con il progetto Colors) fino all’attività di lobbyng che abbiamo fatto a Bruxelles insieme a Samaritan International proponendo un piano europeo per l’accoglienza dei rifugiati e dei migranti.
Quella di Anpas è una storia lunga ed interessante che è opportuno ricordare, non solo per la memoria del passato, ma soprattutto per essere la base per nuovi stimoli e verificare come poter continuare ad essere attori attivi nel futuro. Nella storia di ogni pubblica assistenza italiana si riconoscono i valori di riferimento di Anpas: uguaglianza, fraternità e libertà.
Sono questi tre valori a caratterizzare l’identità di un’associazione che si riconosce nel nostro Movimento. Bellissima la Carta d’identità di Anpas che è qui in distribuzione e che riassume i nostri valori che, attraverso la partecipazione sociale, si traducono in un più completo e complesso sistema etico. Da ciò l’importanza di sviluppare ancor di più le attività del nostro Archivio storico, grazie al quale oggi possiamo leggere il bel libro – che sarà presentato questa sera - di Francesco Vegni sulle attività di Anpas dal 1970 al 1991. Un lavoro che ha proseguito il percorso avviato dal Prof. Fulvio Conti in occasione del Centenario di Anpas.

La formazione, un’altra SFIDA, deve essere vista come un percorso strategico per lo sviluppo individuale e delle nostre associazioni: “se in riva al fiume vedi qualcuno che ha fame non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare” dice un proverbio popolare di probabile origine cinese, ancora oggi valido. La formazione sta assumendo un carattere sempre più importante in un contesto come quello attuale, nel quale sono richieste competenze sempre più professionali, capacità e attitudini specifiche in ogni ambito. L’affinamento delle capacità, nonché lo sviluppo e la qualificazione delle competenze, sono esigenze particolarmente sentite dalle associazioni che aspirano al mantenimento ed al miglioramento della propria capacità operativa. Indispensabile quindi, rispondere a tali bisogni tramite la promozione e la realizzazione di corsi, seminari, convegni ed altri servizi finalizzati alla formazione, all’aggiornamento e al perfezionamento di tutti gli operatori coinvolti nelle attività operative svolte dalle nostre associazioni. L’acquisizione di nuove competenze (skills) da parte del nostro vero capitale sociale, i volontari e tutte le persone che aderiscono al nostro movimento, diventa oggi una leva strategica, un vantaggio indispensabile per fronteggiare con competenze e capacità le nuove sfide che le nostre associazioni dovranno affrontare in futuro. La formazione rappresenta quindi lo strumento strategico per la crescita dell’organizzazione. Significa avere neo-associati con le giuste conoscenze e capaci, sin dall’inizio del loro coinvolgimento, di integrarsi con tutto il Movimento.
Una grande attenzione dovrà essere dedicata alla formazione per i nostri dirigenti che sono posti oggi di fronte a problematiche complesse e a grandi responsabilità. Per questo la formazione si pone come obiettivo quello di trasferire e adeguare le competenze richieste dall’organizzazione ai neo-associati e in generale a tutti i soci dell’associazione. Siamo tutti chiamati ad un processo di crescita personale.
Formare significa far apprendere concetti, metodologie, strumenti e abilità nel fare, promuovere cambiamenti e ottenere dalle persone comportamenti in sintonia con i propri valori e con il sistema di cui fanno parte, in primis con l’organizzazione a cui aderiscono. Tutto questo è capacity building, costruzione delle capacità. Questa espressione racchiude la SFIDA complessiva che dobbiamo affrontare sia individualmente, come volontari e dirigenti, che come Movimento, per rendere sempre più incisiva la nostra presenza nelle comunità. Un progetto da realizzare, anche in sinergia con altri attori sarà, come alcuni Comitati regionali ci hanno indicato, quello di un Centro Studi, un luogo permanente di ricerca, analisi, studio e scambio d’informazione e dati.

Monitoraggio, verifica e controllo, un ruolo che come RETE ASSOCIATIVA NAZIONALE, alla luce del nuovo Codice del Terzo settore, ci dovremo sobbarcare in modo ancor più strutturato di quanto sin ora abbiamo già svolto verso le nostre associate. Trasparenza e correttezza dovranno essere il marchio distintivo di Anpas e di tutte le sue Associate. Solo così si potrà andare a testa alta nelle nostre comunità e nelle Istituzioni per offrire il nostro capitale sociale al servizio del Paese. Dovremo pertanto completare l’attuazione del Codice Etico Essere Anpas e il conseguente lavoro di autovalutazione con l’esplicitazione di un patto di corresponsabilità tra ogni singola Associazione e Anpas (nazionale e regionale) ma anche continuare l’attività già svolta riguardante la sicurezza sul lavoro, la privacy e l’attuazione del D.lgs 231 del 2001 sui temi della responsabilità amministrativa delle associazioni.

Un’altra SFIDA sono le politiche europee e i rapporti con le reti internazionali. Tra i vari interlocutori c’è sicuramente Samaritan International, una rete nella quale abbiamo trovato amici e occasioni di condivisione e scambio, ma anche di lobby verso le Istituzioni europee per le problematiche, ancora aperte. Penso ad esempio alla Direttiva europea 24 del 2014 sugli appalti pubblici. Ma Samaritan ha rappresentato per Anpas anche l’opportunità di partecipare a bandi europei nei quali abbiamo potuto valorizzare le nostre competenze soprattutto nell’ambito della protezione civile.

Per quanto riguarda le politiche gestionali del lavoro e il CCNL Anpas possiamo dirci soddisfatti per il recente rinnovo del contratto. Contratto che, a detta anche della parte sindacale, è uno dei migliori nel contesto del Terzo settore e rimarca, anche per le persone che collaborano con noi, la massima correttezza e la valorizzazione del loro capitale umano. Questo deve continuare a contraddistinguerci in uno scenario dove nel nostro ambito di attività si vede il peggio: lavoro nero, lavoro grigio, falso volontariato.

Le politiche giovanili e pari opportunità sono una SFIDA per definizione. Non è facile realizzarle nel concreto al di là dei proclami che spesso si sentono in giro. Dobbiamo farci carico di un confronto diretto con la partecipazione e il protagonismo giovanile, che è generatore di innovazione e portatore di nuovi diritti e nuove sensibilità, trasformando Anpas e le pubbliche assistenze in un laboratorio.

Le politiche sanitarie ed l’affidamento dei servizi è la SFIDA delle SFIDE. Riguarda le attività core delle associate del nostro Movimento, un grande lavoro svolto sia da soli, che insieme alla Confederazione delle Misericordie d’Italia e alla Croce Rossa Italiana ma che vede aperti molti ambiti esiziali per il futuro del nostro Movimento: il profilo del soccorritore, l’affidamento dei servizi socio sanitari e il codice appalti, la reale applicazione di quanto innovato dal Codice del Terzo settore per quanto riguarda l’affidamento diretto dei servizi, il famoso articolo 57, ma anche la riforma del Codice della Strada per l’esenzione dai pedaggi e altri aspetti tecnici altresì importanti. Dovremo prevedere una continuazione degli sforzi, anche economici che abbiamo dovuto sostenere, per l’attività di lobby ma anche per le battaglie legali a livello nazionale ed europeo.

Nell’ambito della progettazione nazionale ed europea si è fatto molto in questo quadriennio, ma anche qui la SFIDA è fare di più. Stimolando l’individuazione di concept da tradurre in proposte progettuali, sarà importante migliorare la comunicazione dei risultati e le ricadute dei progetti al fine di diffondere le attività della rete e attrarre nuovi partners. Non siamo e non vogliamo essere un progettificio. I nostri progetti devono diventare delle buone pratiche e delle opportunità di crescita per tutto il Movimento.

Protezione civile e ambiente e territorio, un ambito di attività che è cresciuto, in competenza e coordinamento. Purtroppo abbiamo dovuto farlo in risposta a disastri che la nostra bella Italia ci ha riservato, ma abbiamo dato prova di efficienza e di capacità tecnica e progettuale per andare oltre alla gestione delle emergenze. Abbiamo anche dimostrato grande capacità nella formazione per tutti i volontari con il modello della cascata formativa e nello sviluppo di politiche per la prevenzione dai rischi. Una SFIDA per questo settore sarà una riorganizzazione dell’organigramma per rendere il sistema più efficiente e più efficace e in tal senso già ci sono delle proposte. Ambiti specifici da sviluppare senz’altro sono i cinofili e il soccorso in montagna con la realizzazione di accordi e collaborazioni con altre realtà.

Punto, come da sempre, dolente le pubbliche relazioni, l’immagine e i grandi eventi. Su quest’ultimo aspetto, nel quadriennio, diverse iniziative sono diventate ormai una consuetudine: la partecipazione al Salone dell’Emergenza REAS a Montichiari, il Contest di Samaritan International, il Torneo Nazionale di Pronto soccorso di Borgotaro, un ulteriore momento di aggregazione che abbiamo inaugurato quest’anno e che sarà da ripetere. Sugli altri ambiti molto è stato fatto. La vera SFIDA è quella di realizzare un sistema che rappresenti un concerto nel quale tutti gli attori, dal volontario all’associazione, fino al Comitato regionale e alle strutture nazionali, lavorino sinergicamente per portare in alto i valori e l’immagine dell’Anpas.

Il Servizio Civile, è un ambito nel quale Anpas è sempre stata attiva. Vi abbiamo creduto anche nei passati momenti bui e ci crediamo anche adesso che siamo il più grande ente nazionale per numero di volontari in servizio. Anche qui la SFIDA sarà quella di cavalcare la riforma del Servizio Civile Universale, con tutte le incognite che la situazione politica attuale determina. Noi crediamo nel Servizio Civile come momento di crescita dei giovani, per attrarre volontari ma soprattutto come testimonianza della difesa non armata della Patria.

Lo sviluppo del movimento, SFIDA elencata tra le ultime, è la più complessa. Molto si è fatto ma tante sono le incognite del ruolo di Rete Associativa Nazionale che la riforma ci prospetta. Ci sono diverse opportunità da cogliere, che sono ben state sintetizzate nel Documento Precongressuale che riporta la sintesi del proficuo lavoro svolto nella 12^ Conferenza di Organizzazione di Bologna del marzo scorso. Nel corso del Congresso aggiorneremo il nostro Statuto alle richieste dettate dalla Riforma e la proposta che sarà prospettata è il frutto di un lavoro condiviso su più livelli con una metodologia che evidenzia il lavoro di squadra e lo sforzo di condivisione attuato durante quest’ultimo mandato. Si tratta comunque di una prima manutenzione che dovrà vedere nel prossimo futuro ulteriori sviluppi ed evoluzioni in conseguenza del quadro complessivo che l’attuale situazione politica ci riserverà nel futuro.

È importante coltivare le relazioni tra le associate, superando gli egoismi di settore e immaginando Anpas come una piattaforma collaborativa nella quale condividere una mission.
Anpas deve aggiungersi alle associazioni e non sostituirsi, in una relazione virtuosa tra soci e rete capace di creare valore aggiunto. In alternativa correremmo il rischio di essere solo una sorta di condominio e non una comunità. È necessario rilanciare un progetto dove ogni nodo della rete condivide attività e metodologie per poter costruire.
Le associate devono chiedersi: perché abbiamo voluto partecipare a questa rete? Cosa posso fare per farla funzionare al meglio? Cosa siamo disponibili a condividere?
È necessario condividere e comunicare la nostra visione del futuro per non essere una organizzazione che invecchia e si stagna nel quotidiano, schiacciati nella realizzazione dei servizi e nel rispondere ai bisogni del contingente.
Le pubbliche assistenze devono ritrovare la loro vocazione originaria, ovvero la capacità di essere antenna sociale in grado di intercettare i bisogni sociali, vecchi e soprattutto nuovi. Le associazioni tendono ad identificarsi con le attività in cui esse sono concretamente impegnate e fanno fatica a prendere coscienza della complessità dei bisogni del territorio. Si coglie una fragilità della nostra dimensione politica proprio nella tendenza alla monosettorialità. Due sono i percorsi possibili, non necessariamente alternativi tra loro. Da un lato l’orientamento ai servizi alla persona, cercando la miglior interlocuzione possibile con le Istituzioni pubbliche, per rispondere direttamente ai bisogni dei cittadini e ai loro diritti di cittadinanza, visto anche l’arretramento che sta avvenendo in molte parti del Paese. L’altra traiettoria è quella tracciata da esperienze di radicamento nei bisogni svolte anche da altri attori, allestendo cammini di ibridazione e collaborazione per intavolare percorsi di maturazione di solidarietà, responsabilità e coscienza politica.
Requisito fondamentale affinché questo secondo percorso possa affermarsi tra le nostre associate è l’aumento della partecipazione consapevole delle pubbliche assistenze alla vita di Anpas. Il primo percorso può invece portare ad uno schiacciamento sui servizi e a un indebolimento della dimensione politica delle Associazioni e, nel quadro di un welfare sempre più residuale, rischia di fare aumentare la competizione tra le Organizzazioni di Volontariato per la gestione dei servizi.

Una SFIDA per il futuro è legata alla capacità del nostro Movimento, nell’ambito delle relazioni con l’esterno, di trovare alleanze con altre entità, con aperture verso altre Reti e altri ETS per evitare la ghettizzazione. Partendo dalla nostra presenza – da valorizzare – nel Forum del Terzo Settore e nelle altre reti a cui aderiamo, è opportuno individuare contenitori politici con i quali condividere istanze, collaborazioni e permettere di consolidare una strategia politica. L’obiettivo è quello di far comprendere alla nuova classe dirigente chi siamo, cosa rappresentano le pubbliche assistenze e, soprattutto, cosa possono offrire al Paese, superando la superficialità con la quale ultimamente è stato trattato il volontariato organizzato.

Dovremo discutere quanto, come Anpas, vorremo incidere nel costruire un nuovo modello di economia a impatto sociale, sostenibile, più equa e solidale realizzando forme di intervento con collaborazioni con l’imprenditoria sociale e la finanza etica anche nell’ambito dello sviluppo del welfare aziendale.
Dovremo inoltre rimarcare la consapevolezza di avere un ruolo di rappresentanza che non deve essere solo degli interessi delle associate ma di crescita sociale.

In questo 53° Congresso nazionale i delegati dovranno confrontarsi sul ruolo che il nostro Movimento vuole avere, sulle attività che vorrà svolgere e sulle posizioni che vorrà comunicare di fronte al quadro socio-politico attuale. Ci dovremo concentrare sulle criticità e sulle problematiche sociali che, come cittadini, incontriamo nella vita di ogni giorno e che, come volontari di un’organizzazione storica e strutturata come Anpas, vogliamo affrontare non solo in termini pratici ma anche culturali. Tutto questo per accrescere la consapevolezza e la cittadinanza attiva che è il vero obiettivo del nostro Movimento.

Credo di poter dire che il lavoro svolto è stato tanto e tanto c’è ancora da fare, ma il Movimento, che mettiamo in mano alla classe dirigente che il Congresso determinerà, è in salute e di fronte alle tante SFIDE che ho tratteggiato, potrà porsi a testa alta.

Buona strada!

Fabrizio Pregliasco Presidente Anpas

Scarica la relazione - pdf

 

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