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Pubblico e privato: la responsabilità del welfare

Si è svolto  a Bologna, presso l’Auditorium della Regione Emilia-Romagna, il convegno “Pubblico e privato: le responsabilità del welfare”.

 

Giancarlo Funaioli, presidente Volabo ha dichiarato: “Compito dei centri di servizio del volontariato è quello di lavorare in sinergia con le associazioni. I centri di servizio del volontariato stanno riflettendo sul loro futuro e sulla loro attività che certamente non potrà prescindere da un rapporto stretto con le associazioni”.

 

 

Teresa Marzocchi , assessore Welfare Emilia Romagna volevo ringraziarvi per il ruolo che avete avuto durante l’emergenza del terremoto, non solo nei campi. Sappiamo quanto l’Anpas ci sia stata e quanto è stato immediato il suo intervento.

I temi di oggi sono temi preziosi, che hanno bisogno di essere praticati e di una riflessione.

Il volontariato  chiede continuamente alle istituzioni una maggiore autonomia, che è favorito dall’art. 118 e dalla legge 328. Non si può più parlare di diritti e di doveri dei cittadini, ma di diritti e responsabilità perché dobbiamo favorire la cittadinanza attiva e il cittadino deve essere parte del cambiamento.

Dobbiamo trasformare la sussidiarietà da sostitutiva a attiva, riconoscendo soprattutto l’importanza del mondo del terzo settore e in particolar modo del volontariato.

Non ci si deve sostituire ma si deve ridisegnare la geografia del welfare sociale: si tratta di incentivare e favorire lo sviluppo di pratiche condivise.

I temi che dovrebbero garantire il percorso della partecipazione sono: la partecipazione nella pianificazione, perché solo in questo modo riusciamo ad avere una pianificazione coerente con i territori; la partecipazione nella programmazione, per fare in modo che le risorse trovino delle letture che siano più mirate e coerenti. Ci deve essere una connessione tra l’essere rappresentati e l’esserci davvero.

“Ci sono dei momenti storici in cui il problema cruciale è quello della libertà, ce ne sono altri in cui il problema maggiore è quello della fraternità ed è il caso del nostro tempo” (cit.)

Dobbiamo trovare dei percorsi che ci permettano di fare con le associazioni dei patti di solidarietà (ricerca, pianificazione e programmazione) per concretizzare quello che deve essere il welfare pubblico e integrato.

 

 

Pregliasco: Ringrazio l’assessore perché ha rappresentato un pensiero non usuale rispetto agli interventi che di solito sentiamo quando parliamo di welfare, istituzioni e volontariato.

 

Giorgio Arena (Presidente Labsus Laboratorio per la Sussidiarietà): Fra pubblico e privato c’ è una differenza ben delineata. L’acqua, la salute, l’aria sono beni della comunità così come il benessere è un bene della comunità e di cui la comunità si fa carico usando due strumenti: art. 3 della cost e l’art. 118 cost..

L’art. 3 cost è cruciale, nell’ottica della costituzione del 1948 era la repubblica a eliminare le differenze sociali ed è per questo che in quegli anni nascono tutta una serie di apparati pubblici, come il Servizio Sanitario Nazionale (nel 1978).

Quando non c”è più crescita economica, diventa difficile per lo stato continuare a mantenere tutti quei fondi pubblici destinati agli apparati e quel modello di welfare diventa insostenibile.

La soluzione è proprio nel combinato disposto dell’ art. 3 e art. 118 cost. con un sistema che vuole il terzo settore al centro e protagonista: domanda dei cittadini, risposta dai cittadini stessi. Io la chiamo il modello di amministrazione condivisa perché istituzioni, apparati e cittadini rispondono insieme ai bisogni.

Non è democrazia rappresentativa ma partecipazione alla risoluzione dei problemi.

Stiamo parlando di cittadini che autonomamente iniziano a svolgere attività di interesse generale, in questo modo si crea una rete di persone, competenze, capacità di ogni genere.

Questa è l’Italia che non si vede ma c’è e che risolve molti dei nostri problemi. Uno dei capisaldi del volontariato è la gratuità ma la verità è che ci piace, ci diverte e ci fa realizzare delle competenze che nel mondo del lavoro non riusciamo a realizzare.

Tutto questo deve essere incanalato in maniera positiva perché al centro di tutto c’è la persona umana, il suo pieno sviluppo, e non è un obiettivo egoistico perché se tutti potessero realizzarsi sarebbe una società migliore per tutti.

Dal 2011 il mondo è cambiato: l’amministrazione condivisa non è un ripiego ma un nuovo modo di essere dell’amministrazione.

Bisogna rinunciare a un po’ di protagonismo delle singole associazione e bisogna imparare a lavorare insieme perché c’è tutto il bisogno di costruire questo welfare condiviso.

Alle istituzioni bisognerebbe chiedere di rinunciare a un po’ di potere amministrativo per condividere con altri le decisioni.

Un modello come quello fondato sulla sussidiarietà si può realizzare in Italia meglio che altrove. Mettere in piedi dei modelli di benessere condiviso vuol dire aiutare a sconfiggere la solitudine che già è un risultato.

Autonomia, responsabilità, solidarietà sono le tre parole portanti del welfare condiviso.

Autonomia perché aiuta la persona a crescere e a realizzarsi, tant’è che la costituzione parla di autonoma scelta dei cittadini.

Responsabilità perché se si è capaci di fare scelte si è anche responsabili di esse. Responsabile nel suo significato latino, perché il responsabile è colui che da risposte, e i volontari sono dei responsabili capaci di dare risposte ai bisogni della comunità.

Solidarietà è quella che lega autonomia e responsabilità facendole sprigionare energia.

Tutto questo è possibile e ci farà passare da una logica della moneta a una logica della solidarietà. E’ possibile perché sta già avvenendo.

 

Pregliasco: Grazie ad Arena che ha ben toccato il tema della sussidiarietà eccecc. Quali forme culturali e organizzative per il volontariato? ce ne parla Andrea Volerrani ecc ecc

 

Volterrani, docente di sociologia Tor Vergata e presidente di Fortes: Perché fare volontariato e soprattutto come farlo?

E’ un tempo di cambiamento sociale e culturale ma anche un tempo in cui sono pochi quelli che si sfidano e cambiano gli scenari. Il volontariato potrebbe essere il protagonista del cambiamento cominciando a porsi domande semplici, come: perché lo faccio?

La società è in frantumi ma si sta già ricostruendo, ci sono molti esempi di processi di riscossione, come i gruppi di acquisto solidale o di co- working.

Qualcuno dice che era in atto una crisi di valori, invece c’è solo una trasformazione e rinnovamento di essi. Per alcuni versi potremmo dire che c’è anche una riappropriazione di valori.

Si possono promuovere questi valori e questi processi in modi diversi, non solo con l’associazionismo, ma anche con cooperative sociali, GAS, Imprese sociali.

Il problema non è la forma organizzativa che ci diamo ma quanto riusciamo a fare circolare questi valori e questi processi.

Adesso c’è la libertà di fare volontariato con gusto, con divertimento.

La partecipazione all’interno del volontariato è rispetto e ascolto dell’altro, non esiste una ricetta ma piuttosto l’adozione di una forma culturale. Se dentro l’organizzazione non riesco a partecipare attivamente come farò a raccontarla all’esterno?

Fondamentale diventa la democrazia organizzativa ma non relegata solamente ai momenti statutari formali.

Il volontariato è inoltre parte della società, spesso ci si dimentica che si parla a tutti e non a un pezzetto della popolazione. Ciò significa che il volontariato deve mirare a far diventare tutti cittadini attivi (non per forza volontari).

Mutualità: riscoprire le società di mutuo soccorso partendo quindi dalle proprie origini. Scoprire un concetto di mutualità che sia condiviso nel territorio e far si che le amministrazioni siano dentro al concetto di mutualità perché tenere fuori la pubblica amministrazione dalla mutualità vuol dire distruggere il pubblico e non farlo rinascere e crescere.

Bisogna cominciare a pensare alla comunicazione in termini diversi perché é cambiamento culturale e fa parte del terzo settore in modo profondo.

 

 

Pietro Barbieri, portavoce del forum nazionale del terzo settore: La riflessione di oggi è molto interessante e ci porta a fare delle considerazioni che non siano costruite nella rappresentanza e nella rappresentazioni di ciò che siamo e facciamo.

Il punto di lettura dei cittadini attivi, dei cittadini che si impegnano, il punto di partenza è proprio l’impegno. La voglia dei cittadini di farsi carico delle condizioni in cui vivono altri cittadini, di farsi carico dell’ambiente, della comunità che necessita di trovare nuove forme di crescita e coesione.

Elemento chiave di lettura è un elemento storico, cioè che il perimetro pubblico di questo sistema di welfare non è nato nel perimetro pubblico della costituzione di questo paese, ma nasce prima nella storia e nella cultura (?!?!?!?!?).

Abbiamo bisogno di programmazione e pianificazione condivisa anche a livello nazionale e non solo nei programmi di non autosufficienza.

 

Pregliasco: Bisogna ridefinire le priorità del welfare partendo proprio da queste considerazioni.

 

Luca De Paoli, Anpas Emilia Romagna: E’ iniziato un percorso di progettazione con la pubblica amministrazione quattro anni fa e non si è ancora concluso. L’azione di welfare condiviso ha portato a dei cambiamenti attraverso delle fasi.

Prima fase: per quanto riguarda il “percorso di partecipazione del terzo settore alla programmazione sociale e sanitaria nella provincia di Bologna.”

Si è lavorato mettendo in risalto punti di forza e criticità, ci sono stati vari momenti assembleari che hanno messo a confronto quasi 80 associazioni di Bologna. Tutto questo ha consentito di creare delle reti. Quasi 250 ore di riunioni ai tavoli che ha prodotto un documento quale contributo alla programmazione.

Seconda fase: “Il patto sulla sussidiarietà”. Ognuno dava il suo significato alla sussidiarietà quindi attraverso una serie di tavoli abbiamo messo in campo delle relazioni e in un confronto con le istituzioni pubbliche abbiamo creato dei punti per porre le basi alla sussidiarietà.

Attraverso queste due azioni c’è stato una grande responsabilizzazione del terzo settore che si è sentito partecipe delle decisioni insieme alle istituzioni. Da questi tavoli sono nate delle relazioni importanti con altre associazioni che sono culminate alla fine nella presentazione di diversi progetti sociali.

Attraverso questo percorso abbiamo ottenuto il pieno riconoscimento del volontariato, dell’associazionismo, dell’impresa sociale e della cooperazione sociale. Il tentativo di questo lavoro è anche un tentativo per modificare il rapporto con le istituzioni.

L’ultima fase: “Il bilancio di comunità”, come noi l’abbiamo chiamato, è un percorso ancora in itinere ma che ha dei punti di eccellenza.

 

Pregliasco: L’importanza della mutualità ovvero un ritorno alle radici come diceve prima A Volterrani quando parlava della presenza di percorsi di mutualità. Abbiamo iniziato un percorso con il consorzio mutue sanitarie perché pensiamo che il loro contributo al welfare è importante.

 

Massimo Piermattei, vice presidente consorzio mutue sanitarie: Mutualità significa non essere soli.  Le prime forme di welfare si diffondono nella seconda metà dell’ottocento.

Dallo spontaneismo, ispirato ai valori di fratellanza, abbiamo visto nascere degli apparati come inps, inpdap che avevano come obiettivo dei maggiori comfort.

Nel ’78 nasce il sistema sanitario nazionale e ciò ha fatto sì che la mutualità fosse solo volontaria. L’universalità dei servizi entra in crisi da subito per mancanza di fondi ed è per questo che rientra in campo a pieno titolo la mutualità.

I valori delle società di mutuo soccorso rappresentano ancora oggi dei valori portanti.

Una SMS è un soggetto non lucrativo con finalità di interesse generale, sulla base del principio costituzionale di sussidiarietà.

Oggi c’è un vero invito da parte del governo alla società di appoggiarsi alle società di mutuo soccorso.

Le mutue hanno dei valori che si traducono in vantaggi concreti perché uniscono delle persone che hanno come obiettivo il reciproco aiuto.

L’unione fa la forza perché i soci sanno che i contributi che versano andranno ad aiutare altri soci che si trovano in difficoltà in quel momento. Le mutue hanno un valore specifico sociale e tendono ad avere un rapporto più amichevole, ad essere più vicine ai propri associati a differenza delle assicurazioni che sono più interessate ai dividendi.

Puntiamo nel passaggio da un welfare state a un welfare condiviso.

 

Pregliasco: dobbiamo conoscere di più la mutualità cooperativa per garantire universalità di diritti.

 

 

Mario Ansaloni (assessorato politiche sociali) L’obiettivo della pubblica amministrazione è il raggiungimento di questi obiettivi sostanziali: riqualificare il rapporto tra volontariato e la pubblica amministrazione regionale e verificare i rapporti del volontariato con la pubblica amministrazione nello svolgimento dei servizi.

Abbiamo cominciato un dialogo con il mondo del terzo settore per arrivare a delle decisioni condivise.

Individuate le maggiori problematiche, stiamo arrivando adesso alle conclusioni.

Sono state individuate tre macro problematicità: la prima relativa ai rapporti con la pubblica amministrazione, cioè l’eccessiva discrezionalità di quest’ultima nel decidere gli interlocutori del terzo settore; le difficoltà di bilancio  degli enti locali che li ha indotti a usufruire maggiormente del volontariato costringendo quest’ultimo a professionalizzarsi maggiormente e ad assumere dei dipendenti professionali; la difficoltà delle associazioni a relazionarsi con l’amministrazione per via delle pratiche burocratiche lunghe.

Sono scaturite da queste valutazioni alcune proposte, come lo snellimento delle procedure di verifica o la ridefinizione della composizione di governance per rendere più possibile il radicamento territoriale per cui è chiamato il volontariato.

Con queste linee guida vogliamo individuare i patti di solidarietà e sussidiarietà dove il volontariato sia il valore aggiunto.

 

 

Fausto Casini: La nostra sfida entra nei modelli di relazione anche con la pubblica amministrazione. Bisogna cominciare a parlare da volontario per davvero e fare la politica di servizio. siamo stanchi di dover inventare una parola nuova per fare le cose. Siamo stanchi di sentir parlare di educazione civica e poi si taglia il servizio civile.  Le pubbliche assistenze sono una palestra per i nostri giovani.Noi passiamo sui gesti simbolici. Quando hai l’incarico devi avere l’umiltà di studiare il ruolo. La complessità del welfare ci fa immaginare qualcosa di diverso. Dobbiamo immaginare un percorso formativo nelle scuole col volontariato. Cambiare l’etica della comunicazione sociale, cambiare i paradigmi educativi nella scuola, cambiare le politiche giovanili non con la prevenzione ma proporre modelli di impegno nella società. Dobbiamo ragionare sulla rappresentanze e le organizzazioni. Il piano inclinato è la deresponsabilizzazione del pubblico. Le associazioni di volontariato devono creare dinamiche nella progettazione, nella costruzione dei servizi

 

 

Welfare pubblico e privato

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L’iniziativa ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed i Patrocini di Regione Emilia-Romagna, Province di Bologna e di Modena e Comuni di Bologna e Mirandola.


  
                 


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