Cerca

Cerca
Close this search box.

Anpas e Croce Azzurra, “5 maggio verso una società resiliente”: 20 anni dopo  l’alluvione

Sono passati 20 anni dal 5 maggio del 1998, quando decine di frane e 2 milioni di metri cubi di fango colpirono i comuni di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano, causando la morte di 160 persone e distruggendo centinaia di abitazioni. La città più colpita fu Sarno con 137 vittime e quasi 200 case distrutte o seriamente danneggiate: centinaia di giovani provenienti da tutta Italia vi si recarono per prestare soccorso assieme a carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco e popolazione locale. Diversi gli eventi e gli incontri che si terranno in occasione dell’anniversario del tragico evento che tra il 4 e 5 maggio del 1998 colpì Sarno, Siano e Bracigliano, in provincia di Salerno, Quindici, in provincia di Avellino e San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. A seguito di piogge persistenti che da giorni stavano interessando l’Appenino campano si verificò una vasta colata di fango e detriti che causò 159 vittime.

Sarno, 5 maggio 1998

A Siano si svolgeranno una serie di iniziative per ricordare quanto accaduto nel 1998. Oltre a un momento di commemorazione delle vittime, sarà inaugurata alle ore 10.00 la mostra ricordo presso l’auditorium di piazza Aldo Moro. Nello stesso luogo nel pomeriggio si svolgerà il convegno “5 maggio verso una società resiliente” organizzato dall’associazione di volontariato Pubbica assistenza Anpas Croce Azzurra di Siano, in collaborazione con il Comune. Tema principale dell’incontro la resilienza, ovvero la capacità della comunità locale di affrontare e superare un evento traumatico. L’incontro ha ricevuto il patrocinio del Dipartimento della Protezione Civile e della Regione Campania. Tra i partecipanti Italo Giulivo, Direttore dell’Ufficio Attività tecnico-scientifiche per la previsione e la prevenzione dei rischi del Dipartimento della Protezione Civile, Titti Postiglione, del Dipartimento della gioventù e del Servizio Civile Nazionale, Lorenzo Alessandrini, dall’Ufficio Promozione e Integrazione del Servizio Nazionale del Dipartimento della Protezione Civile, Leonardo Cascini, professore di geotecnica presso l’Università degli studi di Salerno, Nicola Nocera, dirigente dell’Ente nazionale per le strade, Carmine Lizza, Responsabile nazionale dell’associazione Nazionale pubbliche assistenze e Rocco Masi, volontario della Croce Azzurra. Presente all’incontro anche il Sindaco di Siano, Giorgio Marchese.

Sarno 20 anni dopo

 

A Siano furono 5 le persone travolte. Si partirà con la loro commemorazione al cimitero comunale; subito dopo apertura della mostra-ricordo sull’evento calamitoso del 5 maggio ‘98. I volontari della Croce Azzurra si sono impegnati in questi mesi a raccogliere documenti, foto e oggetti utilizzati in quella giornata. Vecchi megafoni con cui fu richiamata l’attenzione della popolazione, le divise dei volontari dell’epoca e la copia del primo documento emesso dalle forze dell’ordine dove veniva riportato il numero provvisorio dei deceduti. E poi le mappe del territorio e i documenti del piano di protezione civile, da cui l’intera comunità ha iniziato a comprendere il rischio e come comportarsi in caso di emergenza. 

“La giornata del 5 maggio, – dice Rocco Masi, volontario della Croce azzurra, che all’epoca aveva solo 5 anni – è un momento per raccontare i passi compiuti negli anni tra opere pubbliche, piano di protezione civile, fasi di pre-allerta e di evacuazione delle zone a rischio in caso di maltempo. A novembre 2017 il sindaco ha attivato il Coc-Centro operativo comunale e ha evacuato chi vive in zona rossa. Tutto si è svolto con regolarità” (fonte Redattore Sociale).

Un altro volontario, Daniele Belvini, nel 1998 aveva 8 anni. Fu uno degli sfollati, la sua casa venne travolta dal fango, e con essa il suo giovane papà. 5 anni fa Davide ha deciso di vestire la divisa del volontario. La sua storia è impressa in una foto che a Siano è storia: lui tra le braccia di un carabiniere. I ricordi di Daniele, di quei giorni, sono indelebilmente legati alla sua famiglia, al fratello e ai genitori. Al momento della fuga e al panico vissuto. “Del fango ricordo che emanava calore”, racconta. Alla domanda sul perché ha deciso di fare volontariato Daniele risponde: “Mi piace perché si aiutano le persone. All’inizio mia madre non era molto convinta; poi ha capito il nostro impegno quando interveniamo sugli incendi boschivi durante la stagione estiva”. E alla provocazione se non sia meglio, dopo una giornata di lavoro in un supermercato, rilassarsi al bar, ribatte senza esitazione: “Fare volontariato ti permette di crescere. Ti costruisce culturalmente e ti cambia nel modo di fare e di pensare. Impari a riconoscere il rischio e a muoverti nelle fasi di emergenza”.

Secondo Carmine Lizza, geologo e responsabile nazionale protezione civile Anpas è importante continuare a investire sulla prevenzione con la campagna Io non rischio e la pianificazione territoriale: “Come abbiamo avuto modo di ribadire più volte, è necessario continuare ad effettuare una ricognizione puntuale dello stato di manutenzione delle opere idrauliche presenti e sarà necessario approntare, in tempi rapidi, un grande piano nazionale straordinario di pulizia e manutenzione del realizzato. Da geologo-continua Lizza- posso affermare che da un quadro di elevata pericolosità geomorfologica e idraulica del territorio italiano, la cementificazione diffusa, fuori controllo e non conforme alle caratteristiche dei territori, ha incrementato l’entità delle condizioni complessive di rischio”. 

Sarno, 5 maggio 1998

Torna in alto