“Una scelta pensata e voluta per aiutare gli altri, dopo che io sono stato aiutato da tante persone in Italia perché il primo aiuto l’ho avuto in mare, quando ero in un gommone, partito per forza dalla Libia”.

C'è chi si chiede come sia possibile essere volontario di #serviziocivileuniversale oggi, durante l’emergenza Coronavirus, quando ogni contatto umano sembra rappresentare un rischio. Daniel presta servizio in una pubblica assistenza Anpas, presso la Croce Azzurra di Santa Vittoria in Matenano e hanno aderito al progetto “Picenum 2019”. 

Daniel

Daniel ha 24 anni, nasce in Ghana, giunge a Fermo dove viene accolto dapprima nel CAS IL SEMINARIO- Centri di Accoglienza Straordinaria - e poi nel progetto SPRAR –sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati- ERA DOMANI.

Si diploma alla scuola media, supera l’esame per la patente, prende parte come calciatore al progetto sociale Save the Youth-Montepacini.
Si sposa e si trasferisce a Monte Leone. A metà gennaio prende servizio e inizia la sua avventura. Daniel è felice di lavorare in squadra, di soccorrere perché fu soccorso, di rispondere alle tante domande che le persone anziane gli rivolgono quando le accompagna alle strutture sanitarie e ci racconta che la sua è stata una “scelta pensata e voluta, per conoscere il territorio e le persone, dove da poco mi sono trasferito, e soprattutto per aiutare gli altri, dopo che io sono stato aiutato da tante persone in Italia” perché Daniel ci confessa che “il primo aiuto l’ho avuto in mare, quando ero in un gommone, partito per forza dalla Libia”.

Vorrebbe fare di più, essere al fianco dei suoi colleghi nei trasporti straordinari per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ma è in servizio solo da alcuni mesi per cui il suo lavoro oggi è soprattutto in sede dove si occupa del controllo delle attrezzature presenti in ambulanza e di quelle in magazzino ed effettua tre volte alla settimana i trasporti programmati per persone in dialisi.

Ho scelto di non sospendere il servizio civile perché volevo continuare ad aiutare le persone che hanno bisogno del nostro aiuto e non mi sentivo di abbandonare gli amici ed i colleghi in questo momento così difficile” ci racconta Alfredo di 29 anni. Alessandro, 21 anni, non ha dubbi “ho scelto di continuare perché mi piace aiutare gli altri e poi con il tempo mi sono affezionato al servizio, agli amici e ai colleghi che ho incontrato. Per Martina Capenti, anni 27, “è stata una scelta consapevole, una scelta che rifarei, perché aiutare chi ha bisogno fa parte della morale dell'uomo e dell'etica di un professionista, in questo caso sanitario”.

Come tanti giovani , Daniel, Alfredo, Alessandro e Martina hanno scelto di non interrompere la loro esperienza di #serviziocivile per continuare a dare il proprio contributo. A loro va il nostro grazie! #noirestiamoconvoi

Dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale – Presidenza del Consiglio dei Ministri

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