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Il racconto di Paola, volontaria Anpas della Croce Blu di Gromo e OSS in ospedale a Bergamo

"Come si torna alla normalità?
Non lo sappiamo.
Non sappiamo neanche cosa sarà normale dopo questa cosa.
Non sappiamo cosa sarà di questo reparto, di questo ospedale, di questa vita.
Ci rimangono le cicatrici, da curare e metabolizzare, da far guarire perché non tornino ad aprirsi.
Scrivo questo post dopo una mattina passata a sanificare con il cloro il reparto che dove abbiamo visto morire tante persone.
Pastiglie di cloro concentrato, a manciate, barattoli interi su materassi, cuscini, carrelli, tavoli e comodini.
L’odore deve essere acre e asfissiante ma non lo sento, sono alla sesta settimana di anosmia, vorrei che mi bruciasse il naso per la puzza di cloro e invece non sento niente.
Sento ancora le voci invece, di chi mi chiede aria, ossigeno, giro i materassi per pulire tutti i lati e sento la voce di chi su quel materasso mi diceva “sto morendo, non respiro, aiutatemi”.
Vedo sdraiati su quei materassi i corpi freddi di chi è morto lontano da casa, dai propri affetti, vedo gli occhi che ho chiuso con le mani infilate in due paia di guanti,  il segno della croce che ho fatto su quelle fronti, proprio io, miscredente lontana dal praticare il buon cattolicesimo, vicina a chi avrebbe voluto un prete a dargli la benedizione e invece...
Smonto i tubi dell’ossigeno per pulirli, sento il rumore dei caschi e delle mascherine, il frastuono dei saturimetri che gridano un allarme che per troppi giorni è diventato lo standard.
E poi arrivo a pulire il letto dove abbiamo messo il mio collega. Che male mi fa pulire quel materasso.

Noi qui a chiudere una parentesi mentre lui ancora combatte la sua guerra, gli scriviamo messaggi e gli mandiamo incoraggiamenti ma lui questa guerra la sta vivendo due volte.

Vorrei del cloro, ancora altro cloro, per lavarmi l’anima e la mente, per cancellare quei sogni che di notte ti fanno correre alla ricerca di un anestesista, alla ricerca di un campanello che suona in un corridoio che non finisce mai.
Vorrei del cloro per lavarmi dagli occhi le scene più brutte che per troppi giorni erano diventate la prassi.
Vorrei che la gente smettesse di morire, che le persone tornassero ad essere riunite davanti a un tavolo, vorrei cose che ci saranno precluse per mesi.
E vorrei chiedere scusa, perché io non sono stata un eroe come dicono in tv, ho pianto e avuto paura. 

Ho stretto i denti e i pugni milioni di volte e milioni di volte ho pensato che stava andando tutto in malora.
E ho mentito, ogni volta che ho detto “andrà tutto bene”, ogni volta che ho stretto una mano dicendo “adesso riposa domani andrà meglio” sapendo che quel riposo era in realtà la morte, ogni volta che ho detto “ragazzi coraggio siamo bravi” sapendo che eravamo barchette di carta in un oceano in tempesta.
Non è finita.
È un respiro di aria prima di tornare sott’acqua.
Che male fa, adesso, pensare alle settimane vissute qui dentro".

Paola, volontaria Anpas della Croce BLu di Gromo e OSS in ospedale a Bergamo

Come si torna alla normalità?

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Terremoto centro Italia, l'intervento Anpas

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