Protezione civile: chiusi i campi scuola Anpas 2017

Sono stati quarantasette campi scuola Anpas nel 2017: 1200 ragazzi (tra gli 11 e i 17 anni) che tra il 25 giugno e il 3 settembre hanno partecipato ai campi scuola scuola di protezione civile Anpas. 

Anche quest'anno, per il decimo anno consecutive, le pubbliche assistenze Anpas hanno preso parte al progetto “Campi scuola - Anch’io sono la Protezione Civile”, promosso dal Dipartimento della Protezione Civile e nato con l’obiettivo di diffondere la cultura di protezione civile tra le nuove generazioni.  Da fine giugno a inizio settembre sono stati quasi trecento i giorni complessivi di esperienza in cui i futuri volontari di protezione civile hanno fatto un vero e proprio “viaggio” all’interno del mondo della protezione civile, a contatto con più di mille volontari Anpas scoprendo quanto l’impegno del singolo sia indispensabile al funzionamento dell’intero sistema.

Anch'io sono la protezione civile a San Pancrazio 

 Tre le aree tematiche che sono state oggetto dell'esperienza dei ragazzi: antincendio boschivo, sistema nazionale della protezione civile, piani di protezione civile.  

Prevenzione e attività sociali per 25 campi scuola sperimentali. L’edizione 2017 ha visto anche la sperimentazione, da parte di Anpas, di attività e temi strutturati per alcune specifiche attività dei ragazzi per alcuni campi scuola: il primo soccorso, il sistema di protezione civile Anpas, la strategia rifiuti zero

Una opportunità, quella dei campi scuola in una pubblica assistenza Anpas, che dal 2008 al 2015 ha ospitato quasi cinquemila ragazzi in 200 campi scuola.

«Anche quest’anno un gran numero di giovani ha potuto assaggiare cosa significa veramente Protezione Civile», ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, Presidente Anpas. «Innanzitutto un coinvolgimento personale e una conoscenza della macchina organizzativa della protezione civile e di Anpas, ma anche, ed è importantissimo, divertirsi e giocare. Così stiamo cercando di implementare il cnostro capitale sociale, nuovi volontari che speriamo in futuro vogliano unirsi a noi per essere cittadini attivi e come si dice oggi resilienti, capaci quindi di reagire ai guai che il nostro Paese temiamo ci possa da re anche in futuro come purtroppo a fatto anche nel recente passato»

 

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