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Newsletter Anpas Informa - archivio numeri

Anno 2012 - dicembre, numero 3 (scarica in pdf)

 

 

L'editoriale di Fausto Casini.

Ora. Si sta avvicinando il natale, e il 2012 questo impegnativo anno bisestile si prepara a lasciare il posto al 2013 che come ogni anno ci auguria- mo migliore del precedente.

Cresce il welfare, cresce l'Italia

 

E' il momento di fermarsi a riflettere, dedicherò questa pausa alla famiglia e a recuperare sane letture, ma l’ottavo anno di presidenza dell’Anpas convissuto con il terremoto nella mia terra e le riflessioni scaturite dagli ultimi incontri mi impongono di affrontare il nuovo anno con lucidità e con chiarezza di strategie.

Quest’anno è stato carico di attività, di entusiasmi di fatiche e di cambiamenti. Questa newsletter rendiconta buona parte dei risultati importanti della nostra attività: abbiamo innovato sul campo la nostra protezione civile sia nella gestione dell’emergenza che nella azione per costruire comunità resilienti; siamo cresciuti nella nostra capacità di interlocuzione e collaborazione con il mondo accademico e nel rapporto con la comunità scientifica e la firma del protocollo con Reluis ne è una testimonianza; abbiamo costruito il regolamento di applicazione del nuovo statuto che apre il nostro movimento alle affiliazioni di nuovi soggetti in Italia e all’estero, abbiamo avviato un attività istituzionale per accogliere in tutti i livelli i giovani e le loro idee e l’iniziativa del meeting sulle 8 idee per cambiare il mondo ne è un importante risultato; abbiamo  deciso di rivoluzionare l’idea di sviluppo del movimento e stiamo costruendo un processo partecipato che attivi tutti nella crescita e nel rafforzamento della rete, il tutto mentre un terremoto che ha colpito l’Emilia ci ha impegnato a fondo nella nostra solidarietà a quelle popolazioni.

Nonostante questo la sensazione è quella di essere fragili, di non fare abbastanza e soprattutto di non aver costruito un pensiero indipendente e autonomo intorno a cui mobilitare l’Anpas.

E’ strano, proprio mentre stiamo raggiungendo i risultati che per anni avevamo dichiarato: l’omogeneizzazione dell’immagine è ormai a buon punto, il dare impulso alla comunicazione ed essere produttori di narrazione oggi ci contraddistingue rispetto alle altre grandi reti, il lavoro con l’archivio storico sta trasformando la nostra storia in memoria disponibile e interrogabile per fare le nostre scelte, il nostro collegamento con l’europa sta diventando fattivo e il nostro protagonismo con i Samaritan sta aumentando; abbiamo mobilitato così tanto senza aumentare il costo che le nostre associate devono sostenere per il funzionamento della rete e non ci mancano progetti ambiziosi come il trasformare le nostre sedi in “sentinelle “ per il rischio e le nostre associazioni in centri di educazione permanente sulla sicurezza dell’ambiente e in aiuto ai nuovi cittadini e agli anziani. E allora?

La riflessione: ” [...] Il nostro movimento, 882 Associazioni, centinaia di migliaia di soci, decine di migliaia di volontari, una presenza capillare nel territorio, un rapporto positivo con le popolazioni tarda, ad esprimere autonomamente i segni di una strategia adeguata alla fase straordina- ria che stiamo vivendo ondeggiando, sempre in modo subordinato, fra il richiamo del “mercato”, il legame con la tradizione, la presenza dentro soggettività politiche datate e ambigue; in sinte- si una massa a disposizione di altrui disegni. Dopo il Congresso le poche occasioni offerte per il confronto non sono state utilizzate per scava- re a fondo e per disegnare traiettorie adeguate; oggi l’avvio di questo dibattito interno non è più rinviabile. Occorre una fase attenta di analisi e la discussione larga sulla prospettiva per arrivare ad una sintesi condivisa e solida. Questo ti chiediamo come programma di lavoro prioritario per il 2013 [...]”. Questo è uno stralcio di una lettera che Attilio Farnesi, Presidente di Anpas Toscana, mi ha inviato è che esplicita nel modo condivisibile, la situazione in cui si trova chi dirige le nostre associazioni e le nostre articolazioni di rete e l’Anpas nazionale. Il segnale è chiaro e ci deve profondamente interrogare.

Questi interrogativi devono essere affrontati cercando di individuare i percorsi di approfondimento, le strategie e le articolazioni dei temi che ci sottopongono. Sintetizzo la lettura: “Siamo grandi, abbiamo tanta fiducia dai nostri concittadini, abbiamo una storia che ci dona idee attuali anche nella società in evoluzione, le istituzioni riconoscono la nostra qualità e affidabilità, la nostra identità è chiaramente definita, i nostri valori sono esplicitati nei documenti che co- struiamo dal bilancio sociale ai no- stri statuti e li ritroviamo nel nostro agire, ma non riusciamo a tracciare la via per le nostre associazioni per abitare il futuro ne riusciamo a condizionare le politiche del nostro paese in modo efficace.

 

Fausto Casini e RSI

Ci troviamo di fronte ad una distanza frustrante fra le aspettative e quello che riusciamo ad ot- tenere e su questo dovremo orientare il nostro futuro. Definire la visione è fondamentale, ma dobbiamo interrogarci sul nostro ruolo di grande associazione di volontariato provando a definire cosa spetta a noi in questa terribile crisi culturale che colpisce la nostra società.

La sopravvivenza. La responsabilità a cui la no- stra storia ci obbliga è contenuta nei valori fon- danti delle pubbliche assistenze e oggi è affidata a noi; la sopravvivenza ci impone la difesa dei minimi di sostenibilità per agire e di immaginare nuove forme di attività al passo con i tempi. I modelli organizzativi non possono affidarsi alla benevolenza dei regolatori. Purtroppo l’attuale scarso senso di responsabilità di chi opera nella pubblica amministrazione non è affatto sensibi- le alla domanda:”Senza di noi come fareste?”. o meglio: “Con che risorse potreste continuare a dare risposte ai cittadini se ci rendete impossibile la sopravvivenza?” oggi vige la regola: ”Ho pochi soldi. !uello che riesco a fare, bene. Il resto sono fatti degli altri”.

Tutto questo ignorando i diritti fondamentali dei cittadini definiti dalla Costituzione. non gioca a nostro favore il fatto che, dove siamo fortemente strutturati o dove operiamo in modo coordinato con il 118 e con le ASL, molti cittadini ci percepiscano come un servizio istituzionale. Le normative a cui ci siamo adeguati prima fra tutte la legge 266/91 non consentono attività di autofinanziamento né riconoscono le reti, inoltre alcune interpretazioni errate delle normative europee sulla concorrenza tendono a chiederci di snaturare la nostra identità per farci parte- cipare ad attività sul territorio. non passa giorno senza che escano provvedimenti iniqui e frustranti per le nostre associazioni. Anche il modo con cui si sta privatizzando la CRI dimostra che il nostro modo di aggregare i cittadini non è sicuramente il preferito da chi oggi governa il nostro Paese.

Costruire modelli e alleanze inedite. noi abbiamo un grande vantaggio: la varietà. Ma questa diventa risorsa solo se siamo in grado di leggerla e valorizzarla. Il nostro obiettivo non può essere uniformare, ma dobbiamo cominciare a catalogare e per ogni forma che troviamo coerente con i nostri valori dobbiamo costruire l’elenco delle necessità e delle risorse per valorizzarla. Questo modello corale deve incardinarsi in una visione di società che decida qua- le spazio secondo noi spetta al pubblico, quale al terzo settore, e all’interno del terzo settore in quali spazi ci possiamo cimentare. Le alleanze non si possono solo limitare ai Forum del Terzo settore, alle consulte del volontariato; quelli sono luoghi dove ci si esercita alla ricerca di una rappresentanza unitaria, che è tra i nostri obiettivi principali, ma di volta in volta dobbiamo costruire reti di ambito tematico o di progettazione e raggruppamenti con obiettivi di pressione politica che rompendo gli schemi classici si coagulino sull’idea di benessere, sul modello di difesa, sul sistema della salute e dell’educazione fino ad arrivare anche al consumo consapevole e alla attenzione all’ambiente. Chiamarsi movimento significa essere in grado di promuovere impulsi di cambiamento nella società.

Armonizzare i ritmi. Il grande lavoro che spetta alla rete oltre che tracciare linee è quello di sincronizzare il sistema, non basta enun- ciare degli obiettivi ne definire strategie, essere movimento signifi- ca camminare assieme, solo così la nostra dimensione può diventare forza. E' fondamentale evitare gli strappi, cercare di aiutare chi va più piano e ascoltare i profeti sapendo che ogni processo richiede pazienza e condivisione di aspirazioni. Su questa traccia si muove il piano triennale che la direzione nazionale ha costrui- to, ma non basta dobbiamo pervicacemente ricercare il confronto e la crescita culturale. Il volontariato agisce su due grandi fronti: il primo è l’espressione della soggettività politica nei luoghi della rappresentanza e nel rapporto con le istituzioni, ma l’altro su cui allo stesso modo ci si deve misurare, è quello di essere luogo di educazione e formazione permanente della cittadinanza e quindi liberatore di pensieri che possono promuovere il cambiamento al di là dell’appartenenza associativa.

Il 2013 ci aspetta con queste domande e ci affida questa grande responsabilità, ma ”l’amore per le Pubbliche Assistenze e la consapevolezza del ruolo che queste possono svolgere come hanno sempre fatto nel passato” (così conclude la lettera di Anpas Toscana) che so essere presente in tutto il nostro bel mondo mi dice che l’attrezzatura ce l’abbiamo.

Concludo con un tweet: i volontari sono coloro che svolgono un’azione volontariamente per il semplice piacere di realizzare aspirazioni. Aspiriamo profondamente e buon 2013 a tutti!

              

 

 

 

 

In questo numero si parla di:


 

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Anno 2013 - dicembre, numero 2 (scarica in pdf)

L'editoriale di Fabrizio Pregliasco.


Questo è il primo numero della newsletter dalla mia recente nomina a Presidente nazionale. Una carica che ho accettato con un po’ di incoscienza e con qualche dubbio di essere all’altezza del ruolo, anche in considerazione del confronto con i “past President” che mi hanno preceduto.

 

Il motivo ricorrente di questo scorcio di mandato sarà quello di accompagnare il nostro movimento in un percorso preparatorio al 52° Congresso Nazionale che si terrà a novembre del prossimo anno. Come definito nel Consiglio Nazionale, da cui sono stato elett0 insieme alla Direzione, questo percorso vedrà la partecipazione dei Consiglieri Nazionali, Regionali, dei Dirigenti delle Pubbliche Assistenze ma, spero, specialmente di tutti i volontari che vorranno coinvolgersi: vogliamo impiegare quest’anno per definire, approfondire, discutere un progetto di sviluppo che rilanci ANPAS come interlocutore importante con le Istituzioni e le altre realtà di Terzo Settore.

 

Tutto ciò al fine di risolvere problematiche delle nostre Pubbliche Assistenze, ma soprattutto di portare avanti la nostra idea di solidarietà e cittadinanza attiva. Un impegno particolare sarà quello di comunicare. Nel nostro tempo, segnato dalle reti sociali e dai nuovi media digitali, comunicare significa sempre meno trasmettere notizie e sempre più condividere con altri idee e visioni.

Dobbiamo essere riconosciuti come movimento coeso e per questo dobbiamo:

- essere identificabili attraverso l’immagine (logo, colori, divise, ecc.) e le comunicazioni che forniamo;

- avere opinioni condivise e seguire un metodo democratico di formazione delle opinioni comuni;

- imparare a confrontarci innanzitutto tra di noi, attraverso un modello organizzativo che permetta la maggior rappresentanza possibile di idee e associazioni (dal livello locale al regionale, dal regionale al nazionale);

- promuovere nei territori e nelle comunità azioni di coinvolgimento dei cittadini individuando obiettivi comuni e cercando di attrarre chi ha voglia di agire ma non vuole sentirsi costretto in organizzazioni che non lasciano spazio all’innovazione di idee, per svolgere un ruolo politico riconoscibile.

 

Per riuscire in quest’impresa spero di avere l’aiuto di tutti. Grazie per la fiducia riposta e per l’opportunità di confrontarmi con persone stupende.

In ogni comunità ci sono delle difficoltà: nell’ associazione a cui appartengo e nelle tante pubbliche assistenze italiane ci sono persone diverse con diversi punti di vista, ma l’esperienza di volontariato è il filo conduttore delle nostre vite!

- Fabrizio Pregliasco,

Presidente ANPAS Nazionale

 

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In questo numero si parla di:

  • Gambia:il sostegno a distanza con Anpas
  • Il saluto di Fausto Casini
  • Il calendario 2014 Anpas
  • La direzione nazionale


 

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Luca Jahier: "Il Terzo Settore ancora non è ancora sufficientemente proiettato nella dimensione europea"

Il Presidente III Gruppo CESE Comitato economico e sociale europeo descrive il Volontariato Italiano visto da Bruxelles

Dal sito Benecomune.netLuca Jahier, Presidente del Consiglio nazionale ACLI e Responsabile delle relazioni internazionali, presiede dall’ottobre del 2008 il terzo gruppo che abbraccia anche gli interessi del mondo del Volontariato e del Terzo Settore. Parteciperà al convegno "Dall'Unità Nazionale all'Europa dei Popoli", in programma a Genova, sabato 15 ottobre 2011.

 

Il CESE, e in particolare il gruppo da te presieduto, costituisce un osservatorio interessante sulla società civile organizzata e l’impegno civico nei diversi paesi dell’Unione Europea. In cosa ti sembra che si distingua il Volontariato italiano?

Il volontariato italiano vanta una lunga e gloriosa storia, che trova riscontro nella molteplicità dei campi di azione, nella sua capacità di forte radicamento nella pluralità delle diverse comunità locali e territoriali, nella passione generativa che consente tuttora la nascita di nuove iniziative e di nuovi soggetti e di una consistenza numerica del tutto ragguardevole. Si tratta di tratti distintivi che sono presente anche in altri paesi, ma che certamente sono caratterizzanti il volontariato italiano. In rapporto a ciò che si sviluppa in altri paesi vi è però una distinzione che talora suscita anche un certo dibattito in Italia e cioè il concepirsi, spesso, come una componente molto specifica e distinta rispetto alle altre parti del terzo settore italiano. Questo non è così vero in molti altri paesi europei, nei quali sia movimenti civici, che l'impegno nel settore dello sport o più in generale nella dimensione dell'impegno associativo in genere vengono ricompresi nel quadro dell'azione volontaria, sia in termini di prassi che in termini di concezione e di rappresentanza. Questa diversità di definire i "confini" dell'azione volontaria è certo uno degli elementi che hanno reso sinora difficile trovare criteri univoci di misurazione dell'attività volontaria in tutti i paesi europei e che rimane tuttora un nodo dialettico nella situazione italiana, ma che mi auguro possa trovare delle sintesi importanti.

 

L’Associazionismo italiano è “sbarcato” in Europa? Come valuti l’impegno del Terzo Settore italiano in ambito comunitario?

La storia e la presenza delle varie componenti del terzo settore italiano in Europa non è certo questione di sbarco recente. Come ho descritto nel capitolo dedicato a questo aspetto del Libro Bianco sul Terzo settore, curato dall'Agenzia per il terzo settore e recentemente pubblicato per i tipi de Il Mulino, si tratta di una presenza quanto mai articolata, sia per quanto concerne l'eterogeneità dei soggetti , sia per quanto riguarda l'evoluzione temporale delle presenze e della capacità di essere parte attiva del processo europeo. Vi sono presenze più antiche, anche capaci di una buona presa nello spazio pubblico comunitario, come le organizzazioni ambientali o quelle dei consumatori, ma che sinora sono riuscite poco a svolgere il proprio ruolo di ponte verso la società italiana. Vi sono settori invece che da alcuni anni vedono una chiara parabola discendente del proprio peso e rilevanza in questo spazio pubblico (associazionismo e ONG di sviluppo). Ve ne sono altri infine che hanno invece vissuto una importante e consistente accelerazione delle presenze, del ruolo e della capacità di implicazione delle rispettive basi organizzative, quali per esempio il movimento cooperativo e il volontariato, almeno nella sua componente dei Centri di servizio. Io credo che complessivamente il terzo settore italiano non sia sufficientemente collegato e proiettato nella dimensione europea, talora sia stato legato a progetti e finanziamenti specifici, con più difficoltà di farsi parte di strategie complessive e di lungo periodo. Il quadro necessita di adeguati investimenti in risorse umane e in strategia, perché in Europa c'è bisogno della creatività e della passione civica italiana e anche la crescita del terzo settore nostrano abbisogna di una proiezione strategica e progettuale più europea. La logica di interconnessione del ruolo dei governi e dei responsabili economici messa in chiara luce dalla tremenda crisi economica che stiamo vivendo, è tanto più vera anche per le nostre società civili organizzate, i cui corpi nazionali sono spesso molto "sconnessi" tra loro nella dimensione europea e dunque troppo deboli per giocare il ruolo cui sono chiamati per costruire una nuova stagione di progresso sociale, che dobbiamo svolgere anche sul livello continentale, se vogliamo trovare risposte sostenibili e inclusive a questa crisi.

Alcuni funzionari della Pubblica Amministrazione italiana stanno interpretando in modo restrittivo la normativa europea, contestando l’affidamento di servizi in ambito sanitario con convenzioni alle organizzazioni di Volontariato.

Ritieni che ci siano state delle difficoltà anche negli altri Paesi della Comunità Europea nel rapporto tra Pubbliche Amministrazioni e società civile? Quali iniziative possono essere intraprese a livello europeo?

 

Come è noto, negli ultimi anni, il dibattito intorno ai servizi di interesse generale e ai servizi sociali di interesse generale è stato quantomai vivace in tutta Europa. Ricordiamo anche solo quanto successe ai tempi della famosa Direttiva Bolkestein e dell'impatto che essa ebbe nel quadro del referendum francese che bocciò il Trattato costituzionale nel maggio 2005. Così è stato anche per alcuni ricorsi presentati alla Corte di giustizia europea, con riferimento a casi specifici di aiuti di stato in alcuni paesi europei, tra cui l'Italia e la Germania, anche solo con riferimento a specifici servizi socio-assistenziali. Il Trattato di Lisbona entrato in vigore a fine 2009, a mio parere, chiarisce molto bene la situazione e offre anche un quadro prospettico di grande interesse. Il combinato in particolare degli art 14 (clausola generale per i servizi di interesse economico generale), 107 (concernente gli aiuti di Stato) e del protocollo n 26 sui servizi di interesse generale, fissa in modo chiaro alcuni principi inderogabili: il ruolo fondamentale e l'ampia capacità discrezionale degli enti nazionali, regionali e locali nel fornire, commissionare e organizzare tali servizi; la diversità di tali servizi e delle differenti situazioni territoriali; la necessità di garantire un alto livello di qualità, sicurezze e accessibilità economica per tutti. Se tutto questo si incrocia poi con la Carta dei diritti fondamentali dell'UE e con la clausola sociale orizzontale inclusa nel Trattato, non vi sono certo ragioni per supportare interpretazioni restrittive, quanto piuttosto un grande lavoro da fare per ampliare ed aumentare la qualità e l'efficacia di tali servizi, affinché essi possano rispondere al loro obiettivo primo, che è quello di garantire i diritti fondamentali per tutti i cittadini.

 

 

NOTA - Il CESE è un organo consultivo dell'Unione europea. Istituito nel 1957, esso fornisce consulenza a Commissione, Consiglio e Parlamento europeo attraverso l'elaborazione di pareri sulle proposte di leggi europee e la proposta di temi e problematiche sui quali ritengono necessario un intervento legislativo. Uno dei compiti principali del CESE è fungere da ponte tra le Istituzioni dell'UE e la cosiddetta "società civile organizzata" stabilendo un dialogo strutturato tra le Associazioni che operano negli Stati membri dell'UE e in altri paesi del mondo.

http://www.eesc.europa.eu


Il convegno "Dall'Unità Nazionale all'Europa dei Popoli", Genova 15 ottobre 2011

Luca Jahier: un'intervista

 

Gli articoli di Luca Jahier su Benecomune.net

 



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Newsletter Anpas Informa - archivio numeri

Anno 2013 - aprile, numero 1 (scarica in pdf)

L'editoriale di Fausto Casini.

Anpas Informa

Quando divenni direttore responsabile di questa newsletter decisi di accettare un equivoco. Sapevo che l’indirizzario era composto per lo più dalle pubbliche assistenze e che in molti casi i contenuti sarebbero arrivati ai volontari mediati da chi  nella associazione si occupava dello smistamento della posta. Inutile era stato nel tempo il tentativo di allargare l’indirizzario a chiunque lo volesse semplicemente con una richiesta perchè, ancora oggi, la tiratura di questo bel laboratorio di comunicazione non raggiunge il 5% dei volontari iscritti all’Anpas.

L’equivoco che accettai era quello di scrivere e di comunicare come se stessimo parlando con tutti i volontari del movimento, sperando che la qualità, in alcuni casi, avrebbe convinto più persone a diffonderne i contenuti. E’ stata una scelta giusta soprattutto perchè ha costretto chi si occupa di comunicazione in Anpas a partire dal responsabile (io) passando per Mirco Zanaboni e Andrea Cardoni fino ad arrivare all’intero gruppo di redazione (Lucia Calandra in testa) a immaginare di poter traghettare la complessità dell’Anpas nella sintesi di testi e immagini diretti a tutti. Non so quanto l’obiettivo sia stato raggiunto. Forse in alcuni casi le forti emozionalità de L’Aquila e dell’Emilia o la freschezza delle narrazioni di volontari ha reso il messaggio maggiormente incisivo, ma di certo ora possiamo, riprendendoci i numeri di questo esperimento editoriale, verificare la qualità della nostra crescita.

Diversi ricercatori universitari,  giornalisti nonché autorevoli “pensatori” incontrati negli anni, oggi collocano Anpas nell’ambito di “quelli che ci provano“ e di quelli che hanno coraggio di immaginarsi in continuo cambiamento, ma soprattutto ci riconoscono l’aver capito che la ricerca del bello deve coniugare l’immediatezza della spontaneità con la qualità estetica e la coerenza etica, e che nulla e nessuno possono immaginarsi di possedere le competenze necessarie nella autoreferenzialità.

 

Questo editoriale si pone quindi al passaggio di medium, cioè al passaggio di questo strumento oggi cartaceo in una newsletter digitale che, negli ambiziosi obiettivi di chi scrive, sarà il luogo da cui con link a immagini, video e contenuti audio, lanciando percorsi di navigazione, accompagnerà chi lo riceverà nella visione del mondo Anpas e nelle sue narrazioni maggiormente attraenti. Anche nelle nostre produzioni piu semplici, tutti abbiamo cercato di mantenere il cuore e le tecniche in continua collaborazione e soprattutto perchè ormai abbiamo ben chiaro in testa che stare nella comunicazione sociale non significa raccontare noi stessi, ma rendere fruibili visioni ed emozioni che proviamo nell’ambito della nostra attività di volontari, abbiamo capito che gli strumenti che usa il profit non sono cattivi ma sono strumenti e che, se utilizzati con etica e con puntigliosa attenzione, possono essere efficaci per favorire il cambiamento sociale e l’allargamento dell’attenzione alla persona. Da amante delle riflessioni e dei testi continuerò con fatica a scrivere, amo la fotografia e lavoro spesso sulla trasmissione verbale. Ma nulla si può immaginare se non troveremo il modo di mantenere assieme il profondo lavoro di crescita nello spirito individuale del momento in cui ci si siede a scrivere un testo con l’immediatezza e la stimolazione multimediale che gli altri strumenti di comunicazione possono dare.

 

Per noi che siamo abituati a “fare assieme” che sia un servizio di pronto soccorso, o in un intervento di protezione civile, in un servizio di aiuto alla persona o in azioni volte alla tutela e alla messa in sicurezza del territorio, il valore consiste nella qualità delle prestazioni e la motivazione corrisponde alla continua ricerca del bello e del piacere che deve trasparire nel nostro operare quotidiano. Anche quando siamo costretti a denunciare comportamenti scorretti o ingiustizie ed è questo che ci caratterizzerà nel meeting che da qui lanciamo.

 

Dal 24 al 26 maggio da Bologna  a Mirandola, in un viaggio che riunirà idealmente (e non solo) tutte le terre colpite dal terremoto dell’Emilia noi testimonieremo le nostre storie.

Parleremo di responsabilità e ruoli tra pubblico privato, tra istituzioni e cittadini organizzati nella custodia del benessere e dei beni comuni. Parleremo della sostenibilità della convivenza con il rischio mentre approveremo il nostro Bilancio Annuale. Ma dopo la sbornia di abbracci, sorrisi, emozioni e lacrime del sabato sera a Mirandola, con il ritorno di migliaia di volontari nei luoghi del terremoto,  restituiremo la nostra grande energia al mondo la domenica mattina per le vie di Bologna con la sfilata dei nostri visi e dei nostri colori.... Sì questo ed altro ci racconteremo, questo ed altro dal cartaceo al digitale, ma solidamente appoggiati alle ruote dei nostri mezzi e alle suole delle nostre scarpe per mantenere la trazione con un unico obiettivo...

SI LAVORA QUI PER INGENTILIRE I CUORI!!

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In questo numero si parla di:


 

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La newsletter di SAMARITAN International

SAMARITAN INTERNATIONAL informa le sue associate attraverso le sue newsletter elettronica sugli obiettivi e le attività delle organizzazioni aderenti, nonché dell'organizzazione centrale.

In questo modo contribuisce alla connessione delle organizzazioni membre, ad esempio attraverso lo scambio reciproco oppure in forma di partnership per progetti.

In questa pagina vengono pubblicate le newsletter di Samaritan International.

 

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Samaritan Direct Anno 2013 – Febbraio - Numero 51 (file pdf in italiano)

In questo numero si parla di:

- I Samaritani ucraini e tedeschi contro i tagli al bilancio dedicato al sociale

- Cooperazione internazionale nel servizio medico

- STYREX- Esercitazione in contesto di emergenza

- Soccorso dopo il terremoto in Emilia-Romagna

- Il progetto 'Belt Samaritans'

- Le Campagne speciali delle associazioni di SAM.I. a conclusione del 2012

- Notizie da Bruxelles

 

Diventa traduttore-volontario: dacci una mano a tradurre la newsletter e il tuo nome vola in Europa!

Questo numero di Samaritan Direct è stato tradotto in italiano da Rosanna Morelli, volontaria della Pubblica Assistenza di Grottaminarda.

Se conosci bene l'inglese e hai voglia di darci una mano per la traduzione del prossimo numero, scrivi a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Il nome di ogni traduttore sarà pubblicato nella newsletter di Sami e farà così il giro d'Europa.

 

Samaritan DirectAnno 2012 – Luglio - Numero 50
In questo numero si parla di:
Ucraina: La sofferenza al di là dei riflettori
SAMARITAN Contest 2012 (vedi anche l'esperienza dei volontari Anpas)
Grundtvig: Conferenza di chiusura a Cracovia
Progetti attuali SAM.I.
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ARCHIVIO SAMARITAN DIRECT
Samaritan Direct N° 50/2012: leggi qui
Samaritan Direct N° 48/2011 -Il numero dedicato alla Croce Bianca diBolzano: leggi qui
Samaritan Direct N° 47/2010: il numero dedicato ad Anpas
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ARCHIVIO SAMARITAN NEWS
Samaritan News N. 110 - La e-newsletter di Sami di settembre: leggi qui
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per maggiori info: www.samaritan.info

 

 

 

 

La presentazione di Sami (power point)
La newsletter di Sami
Anpas al IV Samaritan Contest 2012
Sami al convegno Dall'Unità nazionale all'Europa dei Popoli a Genova
Un’associazione, una nazione: Sami incontra Anpas a Firenze
Joint policy paper: le raccomandazioni all'Unione Europea e agli Stati membri

I volontari Anpas al Contest di Sami

                                   

 

 

 




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