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Cresce il Welfare, cresce l’Italia

L’associazione Nazionale pubbliche assistenze è stata presente in piazza di Pietra fin dalle prime ore della giornata con un flash mob.

Cresce il welfare, cresce l'Italia

 

Alle ore 12 il trasferimento in Piazza Montecitorio dove si è unita alle oltre 100 organizzazioni presenti, nonostante la pioggia.

Cresce il welfare, cresce l'Italia

Durante la manifestazione Fausto Casini, presidente Nazionale Anpas e facente parte della delegazione della rete che ha incontrato i parlamentari, ha dichiarato: «La prima difesa è quella che passa dal nostro di territorio. Rappresento un’organizzazione che esiste da oltre 150 anni e e non chiediamo più soldi, ma un’idea di sviluppo più equilibrato. Le associazioni sono forme di democrazia che diventano rilevanti perché operano sul territorio, partendo dal senso di responsabilità verso i beni comuni e verso l’unitarietà dello Stato. Oltre a montare tende, vorremmo riuscire a fare prevenzione per prevenire catastrofi e difendere le comunità che sono nei territori».

Cresce il welfare, cresce l'Italia

Riguardo alle politiche sociali, il presidente di Anpas dice: «Nessuno dice che le politiche sociali non sono una priorità, ma tutti agiscono dimostrando che il non dirlo è solamente ipocrisia. Disincentivare i servizi come si sta facendo da anni crea illegalità e disoccupazione, aumentando e non diminuendo i costi pubblici. Oggi invece le politiche sociali sono viste come un costo che non ci possiamo permettere, e le privatizzazioni come la deresponsabilizzazione del Pubblico verso le tutele fondamentali per i cittadini».

40 associazioni promotrici, 100 organizzazioni aderenti: questa mattina erano a Piazza Monte Citorio allo slogan “Cresce il welfare, cresce l’Italia”. Un dispiegamento mai visto, compatto e concorde nel chiedere il rilancio delle politiche sociali e il rifinanziamento dei relativi Fondi.Tutti gli interventi dal palco hanno sottolineato, nelle sue diverse sfaccettature, un comune sentire e una omogenea richiesta.Bambini, giovani, anziani, non autosufficienti, disabili, donne, persone con problemi di salute mentale o di dipendenze sono stati colpiti dalla drammatica compressione della protezione e dei servizi sociali. Per fare un esempio, nel 2008 lo stanziamento per i Fondi sociali era di 2.526,7 milioni; nel 2013 il finanziamento sarà di 200,8 milioni. A questo si aggiungano i tagli alla sanità e le riduzioni dei trasferimenti a Regioni ed Enti locali.La mobilitazione è stata preceduta da una serie di iniziative nella Capitale, con striscioni e slogan particolarmente significativi. Nel frattempo una delegazione delle rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” ha incontrato i Gruppi Parlamentari evidenziando le istanze espresse dalla mobilitazione. È stato richiesto con forza di confermare il rifinanziamento dei Fondi sociali già approvato dalla Commissione Affari Sociali.Il timore maggiore è che, nelle pieghe dell’approvazione della Legge di stabilità, le risorse necessarie a questa operazione vengano destinate ad altri usi. I Gruppi Parlamentari incontrati hanno confermato da un lato questi timori e al contempo hanno formulato rassicurazioni.Con uguale decisione la rete ha richiesto un intervento emendativo sulla riduzione del 10% delle convenzioni e dei contratti che riguardano prestazioni e servizi sanitari stipulati dalle ASL.Ciò provocherebbe un grave danno ai Cittadini e in particolare alle persone più esposte in termini di salute: sull’ipotesi di emendare questa previsione, i Gruppi Parlamentari hanno espresso adesione ma hanno anche rammentato il vincolo dei “saldi invariati” fissato dal Governo. Tuttavia, se non saranno possibili emendamenti, alcuni Gruppi si sono detti disponibili a proporre all’Aula atti di indirizzo che consentano di rendere meno grave e più flessibile l’impatto di tale provvedimento.Un’ulteriore misura sulla quale è stata attirata l’attenzione è quella dell’innalzamento dell’IVA (dal 4% al 10%) sui servizi sociosanitari ed educativi erogati dalle cooperative sociali. Il danno in questo caso si rifletterebbe sulle persone, sulle famiglie e sugli stessi Enti locali, oltre a causare un danno di notevole rilievo al mondo delle cooperative sociali.Anche su tale aspetto si è incontrata l’attenzione dei Gruppi Parlamentari, con intenti emendativi.Nel corso della conferenza stampa è stata espressa da un lato la soddisfazione per la vasta adesione raccolta e per l’attenzione espressa dai Gruppi Parlamentari. Dall’altro, la rete rimane in stato di vigile mobilitazione prestando la massima attenzione verso ciò che il Governo e le Camere decideranno le prossime settimane.


La crisi esplosa a livello mondiale nel settembre 2008 ha messo a nudo le criticità di un modello di sviluppo caratterizzato, nello scenario della globalizzazione dei mercati, dalla crescita incontrollata dell’economia finanziaria. Un modello squilibrato e iniquo già nella sua fase  espansiva, basti pensare all’enorme aumento della distanza tra ricchi e poveri che ne è derivata, e ancora più ingiusto ora che i costi più pesanti della crisi che esso stesso ha generato vengono scaricati sulla collettività, e di fatto posti sulle spalle dei più deboli.  

 

Anche in Italia, ove la crisi, a lungo colpevolmente minimizzata, ha colpito un Paese già caratterizzato da:  

– un debito pubblico tra i più alti del mondo, dopo un decennio di sostanziale stagnazione  economica e con una rilevanza dell’evasione fiscale e dell’ economia sommersa senza pari in  Europa; 

– un sistema di welfare sociale fragile e disomogeneo, che già nel 2008, prima della crisi, vedeva l’Italia, tra i 27 Paesi dell’Unione Europea:   al 23° posto nella spesa in favore dei disabili;  al 25° posto nella spesa a sostegno della disoccupazione;  al penultimo posto nella spesa a sostegno della famiglia e della natalità;  ultima nella spesa per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale; Un contesto che, di fronte alla crisi più pesante dal dopoguerra, che i più convergono nel  considerare strutturale piuttosto che ciclica, avrebbe richiesto di affrontare le necessarie scelte di rigore con un respiro più ampio, capace di ripensare il sistema in una ottica di lungo periodo e di equità.  

Si è invece scelto, in Europa e in Italia, come chiesto dai mercati finanziari, un approccio tutto inscritto nella cornice del modello economico e finanziario che è andato in crisi: quello pressoché esclusivo delle politiche di rigore finalizzate a rimettere in ordine i conti pubblici, attraverso scelte di taglio lineare della spesa e di pesante incremento dell’imposizione fiscale, con la conseguente progressiva riduzione di quote di reddito per una fascia ampia di lavoratori e di cittadini, certamente non i più abbienti. 

E’ il Welfare ad essere individuato come il principale ostacolo all’ordine dei conti; si è detto prima che “la ricreazione è finita”, e poi che “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”, ed è al welfare che ci si riferiva. E come un lusso, o uno spreco, che non ci si può più permettere, è il welfare ad  essere stato progressivamente smantellato in questo Paese.

Prima il sostanziale azzeramento dei Fondi per le Politiche Sociali e per la non autosufficienza, la  famiglia, l’infanzia, i giovani, l’inclusione degli immigrati, il taglio ai trasferimenti agli Enti locali. Poi i nuovi pesanti tagli alla spesa sanitaria previsti in agosto nella Legge di Spending Review. Ora il DdL Stabilità del Governo, che oltre una ulteriore riduzione della spesa sanitaria e delle  risorse degli Enti locali, prevede inoltre l’ aumento di 6 punti dell’Iva per le cooperative sociali,  rischia di dare il colpo di grazia ai servizi sociali territoriali ed a milioni di persone e famiglie.

Scelte e politiche che, proprio perché il Paese ha  bisogno di recuperare rigore, produttività,  competitività, e di riprendere a crescere, consideriamo: 

– miopi, quando non pericolose, poiché non affrontano e non destinano risorse né al sostegno dei  redditi più bassi, né agli investimenti necessari alla crescita, mentre occorrerebbe calcolare i costi materiali, umani e occupazionali derivanti dalla mancanza di una politica preventiva di  promozione sociale in termini di spesa assistenziale, previdenziale, sanitaria. Ci  accorgeremmo, così come sta avvenendo per la politica di tutela del territorio, che i costi per  riparare i danni sono di gran lunga superiori a quelli occorrenti per attuare una politica di  prevenzione e di rispetto dei diritti; – inique, poiché pongono il tema delle compatibilità e della sostenibilità interamente a carico del lavoro, dei servizi ai cittadini,  dell’indebolimento dei loro diritti fondamentali, mentre minimo  o pressoché nullo è il contributo richiesto a chi detiene grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, ai redditi più alti, a quella estesa fascia di evasione fiscale che tuttora caratterizza il Paese. Si sta vivendo una situazione paradossale che non si era mai verificata: al pesante aumento delle tasse corrisponde una diminuzione dei servizi e delle tutele; 

– profondamente discutibili nelle scelte di priorità; ancora da definire sono le misure di effettivo contrasto alla corruzione, all’illegalità e all’evasione, che pure pesano enormemente sull’economia italiana e sulle finanze pubbliche, ancora troppo frammentato ed indefinito il percorso ipotizzato di riduzione dei costi del sistema politico; e viceversa si sono confermati compatibili ingenti impegni di risorse per la difesa e i nuovi sistemi di armamento. Nei fatti, dopo quasi 4 anni, dopo il minimalismo, dopo le ripetute manovre di rigore nella spesa, la crisi in cui il Paese si dibatte, lungi dall’essere in via di superamento, si va piuttosto aggravando. L’incidenza del debito pubblico sul PIL non è mai stata così alta, l’economia è da tempo stabilmente in pesante recessione. Si allargano i settori e territori in cui la tenuta delle imprese è messa in discussione, sia per il calo della domanda pubblica e privata che per le rigidità di accesso al credito, che non si sono attenuate nonostante le robuste iniezioni di liquidità disposte a favore delle banche, mentre, aldilà degli annunci, niente di rilevante è migliorato quanto ai ritardi nei pagamenti pubblici alle imprese. La flessione dei consumi interni si acuisce, e viene segnalata come la più rilevante dal dopoguerra. Né potrebbe essere altrimenti, a fronte 

– delle centinaia di migliaia di posti di lavoro persi, della diffusione del lavoro precario e di una disoccupazione giovanile e femminile mai così alta;- della pesante diminuzione del potere d’acquisto delle retribuzioni da lavoro dipendente, sia pubblico che privato e delle pensioni;  – dell’estendersi (per la prima volta dopo molti anni) della fascia di popolazione in condizioni di povertà assoluta, e dell’aumento delle persone e delle famiglie che si sono impoverite in modo significativo Sentiamo la responsabilità, oltre che la necessità, di chiederci e di chiedere quale futuro si  prospetta ai cittadini di questo Paese, e quale Paese potrà uscire dalla crisi. E’ necessaria una forte correzione della rotta, orientata a impostare un nuovo percorso di sviluppo, nel quale  

– la promozione dello sviluppo umano sia non corollario residuale ma parametro sostanziale per le scelte di politica economica e finanziaria; – la difesa e la garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini, alla salute, al lavoro, all’istruzione, a un ambiente sostenibile, alla sicurezza, alla possibilità di vivere in autonomia e dignità la propria vita e a partecipare con responsabilità alla promozione dei beni comuni non sia effetto subordinato e incerto delle politiche economiche e  finanziarie, ma ne costituisca il fine e l’obiettivo primario, come la Costituzione prevede.Serve, a tal fine, che sia effettivamente messa in discussione e superata la sciagurata e davvero  datata visione del welfare come solo costo, da tagliare nei momenti di crisi.  Non la teoria ed il richiamo al passato, ma l’evidente nesso tra crescita economica e sviluppo del welfare in contesti sociali più forti del nostro, impone di riconoscere che il welfare e le politiche sociali: – producono in concreto e direttamente valore economico e occupazione; le centinaia di migliaia di occupati, in larga prevalenza donne e giovani, le decine di migliaia di persone svantaggiate inserite al lavoro, le molte migliaia di imprese diffuse in tutte le aree del Paese, testimoniano che sviluppare welfare e politiche sociali significa dare un contributo sostanziale all’economia  del Paese e alla sua crescita.  

– supportano con i servizi le persone e le famiglie nelle responsabilità di cura, e rendono nei fatti  percorribile l’obiettivo di sviluppare i tassi di occupazione, in primo luogo femminile, che è imprescindibile per la crescita economica del Paese. – generano legami sociali ed inclusione, cioè coesione e capitale sociale, che anche autorevoli  ministri di questo governo hanno riconosciuto essere condizioni necessarie perché la stessa  crescita economica sia possibile. È dunque necessario, e urgente, che gli investimenti per lo sviluppo delle politiche sociali entrino a pieno titolo tra gli interventi finalizzati alla ripresa economica, escludendoli dai vincoli dei patti di stabilità. Chiediamo al Governo, alle forze politiche, alle Istituzioni di ogni livello di avere coraggio e  respiro strategico nella definizione di un rinnovato patto sociale che tra i suoi obiettivi sostanziali ponga: – il contrasto alla povertà e alle disuguaglianze che si estendono nel Paese e ne mettono in discussione la stessa unità; – l’innovazione e lo sviluppo del welfare e del sistema di protezione sociale; – l’attuazione del principio della sussidiarietà come declinato in Costituzione, promuovendo in ogni modo la partecipazione dei cittadini, singoli  e associati, nella prospettiva non di una  riduzione ma di un allargamento di uno “spazio pubblico” fondato sulla convergente responsabilità delle Istituzioni, dei soggetti sociali e dei cittadini per la tutela e lo sviluppo dei beni comuni. Sono necessari e urgenti atti concreti che – definiscano i Livelli Essenziali delle Prestazioni  Sociali, scelta cardine di un graduale  superamento delle profonde differenze esistenti tra il Centro Nord e il Mezzogiorno, e quadro  di riferimento imprescindibile per coerenti politiche di intervento nel sociale da attuare con decisione pur se con la necessaria gradualità; 

– mettano mano al rifinanziamento del Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, che resta  l’unico strumento di finanziamento dei diritti soggettivi e delle politiche sociali nelle Regioni e  nei Comuni, recuperando, seppur gradualmente, il miliardo di euro tagliato alle Regioni negli  ultimi anni; Chiediamo che il Governo, in un quadro di necessaria individuazione di priorità, d’intesa con le  Regioni e gli Enti Locali: – presenti il Piano nazionale per la non autosufficienza e avvii il ripristino del Fondo nazionale  cancellato nel 2011;  

– presenti il Rapporto Sociale Nazionale a complemento del Programma Nazionale di Riforma  (PNR), affinché possano avviarsi in concreto misure finalizzate alla riduzione della povertà e  dell’esclusione sociale;  – fissi un percorso graduale per raggiungere su tutto il territorio nazionale i tassi di copertura dei  servizi per l’infanzia previsti dal QSN (12%) e da Lisbona (33%). Inoltre è urgente che l’Italia recepisca la direttiva europea sui tempi di pagamento da parte delle  PPAA, e vi dia concretamente seguito applicativo. Siamo nel pieno di una crisi profonda, che cambia il contesto nel quale tutti viviamo e operiamo, e  per uscirne in positivo è certamente necessario un impegno largo e comune, in cui trovino spazio  effettivo la valorizzazione del ruolo e la ricerca di ogni possibile sinergia con i soggetti sociali ed  economici, quali noi siamo, disponibili a spendersi per il perseguimento dell’interesse generale, in un’ottica di matura sussidiarietà fondata sulla responsabilità e la condivisione.  

Ma ciò non fa venir meno una responsabilità pubblica, precisa ed ineludibile, cui vogliamo  richiamare la politica e le Istituzioni, ad ogni livello: attuare politiche concrete che investano sul futuro del Paese, sulla sua capacità di crescere mettendo al centro le condizioni di vita, l’autonomia e la dignità delle persone, i giovani anche con un servizio civile qualificato e di massa, in coerenza con il dettato costituzionale. Non si può fare senza investire nel sociale.  

E dunque le risorse debbono essere ricercate, attraverso scelte su più piani, articolate nel tempo,  coerenti e convergenti con gli obiettivi capaci di dare fiducia e prospettiva a un Paese che appare  sempre più ripiegato su se stesso.  

Si tratta di operare per destinare allo sviluppo del welfare quote adeguate delle risorse che  possono derivare da: 

– un costante contrasto all’evasione ed elusione, e politiche fiscali più eque, che prevedano un  adeguato contributo anche alle rendite finanziarie e ai grandi patrimoni; 

– un effettiva e concreta lotta alla corruzione ed all’illegalità; 

– una costante e reale riduzione degli sprechi e delle inefficienze, reimpostando una efficiente e  coesa filiera istituzionale; 

– misure chiare e percepibili di superamento degli eccessi ormai insopportabili nei cosiddetti  “costi della politica”; 

– una riorganizzazione degli assetti del sistema sanitario e sociale, di cui, in relazione  all’evoluzione dei bisogni di salute dei cittadini, siano assi portanti l’integrazione socio  sanitaria e un più equilibrato ed efficace rapporto tra ospedale e territorio, sottoponendo altresì a verifica anche il sistema degli accreditamenti di Ospedali e Case di Cura privati;  

– da scelte di progressiva riduzione delle spese militari; 

– dal pieno e produttivo utilizzo delle risorse europee. 

Roma, 16 ottobre 2012

 

Info: www.cresceilwelfare.it

La Rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” organizza e promuove un’intera giornata di mobilitazione per il prossimo 31 ottobre a Roma.

Di fronte ai continui tagli che le politiche sociali hanno subito nel corso degli ultimi anni e alle previsioni contenute nella Legge di Stabilità in discussione in Parlamento, la Rete chiede al Governo una decisa inversione di tendenza. L’obiettivo dell’iniziativa è di favorire il superamento della contrapposizione tra welfare e crescita economica, a favore di un rilancio delle politiche sociali, quali motore di sviluppo per il nostro Paese.

Chiediamo l’adesione e la partecipazione delle organizzazioni sociali che si riconoscono in questi temi e, come noi, vogliono esprimersi per il cambiamento.

Informazioni logistiche

Vai alla pagina con le informazioni dettagliate

Segreteria organizzativa

c/o FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
Via G. Cerbara 38/b – 00147 Roma
Tel. 06.78851262
Fax. 06.78140308
Email: welfarexxi.rps@gmail.com

Come aderire alla Mobilitazione

La Mobilitazione “Cresce il Welfare, Cresce l’Italia” è aperta alle adesioni delle organizzazioni sociali che si riconoscano nei temi dell’iniziativa.
Aderire e partecipare è importante!
Lo si può fare compilando il breve modulo che segue. La vostra sigla sarà aggiunta all’elenco degli aderenti e pubblicata in questo sito.

Come arrivare

Le organizzazioni sociali e del sociale non ci stanno e scendono in piazza: appuntamento a Roma mercoledì 31 ottobre. Il welfare e i diritti sociali vengono continuamente erosi dai tagli e dai provvedimenti del governo. Il mondo del sociale dice basta e chiede al governo di cambiare rotta: è sbagliato contrapporre welfare e crescita economica, anzi proprio il welfare rappresenta un motore di sviluppo per far ripartire il nostro Paese. Appuntamento a Roma mercoledì 31 ottobre: un’intera giornata di mobilitazione, musica e proposte organizzata dalla Rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” che raccoglie l’adesione di 40 organizzazioni sociali e sindacali. In mattinata sono previsti flash mob in vari punti della Capitale e un presidio in piazza Montecitorio. La giornata si concluderà in piazza Farnese dove, nel pomeriggio, si alterneranno sul palco testimonianze dal sociale e musica. L’obiettivo della manifestazione è quello di chiedere al governo una decisa inversione di tendenza nella manovra di bilancio 2013: basta tagli al sociale e rilancio delle politiche di welfare per lo sviluppo dell’Italia. Ossia: mettere in moto una politica di investimenti nel sociale (rifinanziamento dei fondi azzerati: FNPS – Fondo per la non autosufficienza – Fondo per l’infanzia) che generi lavoro, solidarietà, coesione, sostegno alle fasce economiche più povere. Il governo Monti – spiegano gli organizzatori – ha iniziato il suo operato comunicando tre parole d’ordine: rigore,crescita, equità. Ad oggi è stato applicato ampiamente soltanto il rigore.

 

 

 

Organizzazioni promotrici e aderenti: ADA – associazione per i Diritti degli Anziani; Altramente; Anpas – associazione Nazionale PubblicheAssistenze; ARCI; Arciragazzi; ASC – Arci Servizio Civile Nazionale; associazione Antigone; associazioneNuovo Welfare; Auser; CGIL; Cilap-Eapn Italia; Cittadinanzattiva; CNCA; Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo “Franco Basaglia”; Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali; CoordinamentoNazionale Nuove Droghe; Federconsumatori; FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’handicap;Fondazione Franca e Franco Basaglia; Forum Droghe; Forum Nazionale Salute Mentale; FP-CGIL; Gruppo Abele; Grusol – Gruppo Solidarietà; Handy Cup Onlus; INCA; IRES; Itaca – associazione Europeadegli Operatori Professionali delle Tossicodipendenze; Jesuit Social Network Italia Onlus; La Bottega delPossibile; Legacoopsociali; Mama Africa Onlus; Opera Don Calabria; Psichiatria Democratica; La Rivistadelle Politiche Sociali; SOS Sanità; SPI-CGIL; Stop OPG; Uisp; UNASAM; Università Del Terzo Settore.

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