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Un anno di attività del GRS.

 

Al Salone dell’editoria sociale il bilancio di un anno di attività del Giornale radio sociale. Il direttore Maiorella: “Un anno fa abbiamo lanciato una sfida al Terzo settore, trasformare i fatti in notizie”. Mumolo (Forum): “Bilancio soddisfacente”

ROMA – Un anno fa nasceva il Giornale radio sociale, una striscia in sei minuti di notizie che trattano di economia, diritti, immigrazione, disagio, lavoro. Oggi al Salone dell’editoria sociale (in corso fino a domenica 21 a Roma) il direttore IvanoMaiorella ha tracciato un primo lancio nel corso dell’incontro “Grs, silenzioso assordante…un anno dopo”, insieme ai direttori di Radio popolare, Radio Articolo 1. “Oggi spegniamo la prima candelina: un anno fa abbiamo lanciato una sfida al Terzo settore, trasformare i fatti in notizie – sottolinea Maiorella –. La nostra è una scommessa che si regge sul pluralismo, abbiamo un editore che è espressione dei tanti aspetti del sociale. E una redazione fatta di diverse competenze e professionalità, che si muovono nel giornalismo sociale. Questa è la prima candelina di una lunga serie – aggiunge –  il lavoro che stiamo portando avanti è quello di dare voce e testimonianza a chi voce e testimonianza non ce l’ha, partendo dai territori”. Da giugno 2012 gli accessi sono stati 1.668.902; 187 le edizioni quotidiane per un totale di 1.122 notizie prodotte. Sono state prodotte anche trasmissioni speciali realizzate in occasione di campagne, come “Con la voce di Peppino”sui beni confiscati alle mafie e “L’Emilia chiama” sul terremoto. Il Grs viene registrato quotidianamente e messo in rete sul sito www.giornaleradiosociale.it, sui canali web e in Fm. Dal 1 marzo 2012 viene diffuso attraverso il circuito radiofonico Area in 36 radio, è stato acquisito poi da altri circuiti per un totale di 46 emittenti.

  

 

“Per noi oggi il bilancio è estremamente soddisfacente: è un prodotto realizzato con continuità professionale e pluralismo – aggiunge Maurizio Mumolo, direttore del Forum del terzo settore, editore del Giornale radio sociale –  È un’iniziativa, che non ha dietro le spalle grandi sposor, ma è interamente autoprodotta. E siamo riusciti ad andare oltre le intenzioni che c’eravamo preposte, l’ ambizione è continuare su questa strada e rafforzare il prodotto”. Per Altero Frigerio, direttore radio Articolo 1, più che spegnere le candeline bisogna “considerare conclusa la fase della sperimentazione”. “Dobbiamo interrogarci su come facciamo informazione in un momento in cui la  crisi sta riducendo lavoro, diritti, democrazia – afferma – . Ci troviamo in un  contesto in cui l’ informazione  non è all’altezza della gravità situazione. La sfida che dobbiamo tenere presente in ogni momento è quella dell’agire come informatori sociali, dobbiamo lavorare di più per trovare notizie e scovare cosa non ci piace. Spesso ci sentiamo giornalisti di serie b, non facciamo scoop, c’è sofferenza nell’approccio all’informazione anche se trattare episodi sociali fa notizia se noi ci crediamo, fa rete se ci lavoriamo , fa bene se sappiamo guardare lontano”. 

Marta Bonafoni, direttrice di Radio popolare ha ricordato che i “due nemici del giornalismo sono l’ emergenza e l’assenza di memoria, che noi stessi mandiamo in onda”. “In questa crisi di diritti e della politica dobbiamo cogliere la sfida al web e sul web, ma la rete ha il rischio della solitudine mentre la radio deve prendere la rete e renderla comunitaria, sociale. Riccardo Giovannetti, presidente dell’agenzia radiofonica Area, ha descritto il progetto del Grs come un’idea “per niente commerciale ma molto bella”. “Il panorama intorno è  triste – aggiunge – In un contesto di crisi il sistema che sta più soffrendo è quello delle emittenti locali. E i tagli si fanno sempre di più sull’informazione”. (ec)

                      

 

 

 

 

 

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