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Protezione Civile, preoccupazione per il Milleproroghe

Tra i vari emendamenti contenuti nel Milleproroghe c’è una modifica della legge 225 del 1992. Secondo Franco Gabrielli,  Capo Dipartimento di Protezione Civile, “Se passasse il maxiemendamento così com’è stato concepito, il sistema di intervento sarebbe condizionato al parere del Ministero dell’economia, chiamato a esprimere un parere su ogni singola ordinanza del Dipartimento di Protezione civile. In una possibile emergenza si verrebbe a creare una situazione in cui il Presidente del consiglio, che ha la responsabilità degli interventi, sarebbe soggetto alle decisioni del Ministero dell’Economia”.

È vero che si deve tornare a mettere ordine, specie dopo aver usato le ordinanze per scopi non propri“, ha ammesso Gabrielli. “Ma si lasci il core business per funzionare, l’attivazione della Protezione Civile ha bisogno di una tempistica non maggiore di 36 ore. Mi hanno risposto che una catastrofe di venerdì avrebbe portato le 36 ore nella domenica, a uffici chiusi”.

Il Milleproroghe, nel più assoluto silenzio, ha messo mano alla legge 225 del 92 con riforme che, così come sono, affonderanno la Protezione civile come il Titanic“, ha dichiarato ieri Gabrielli a Lucca, al Villaggio Solidale.

Anpas condivide le preoccupazioni e le perplessità del Capo Dipartimento Gabrielli e si augura che, come scritto anche da Simone Andreotti, Presidente della Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile, alla Camera, “si faccia un passo indietro per garantire alla protezione civile italiana quegli strumenti fondamentali per continuare ad operare al meglio”.

 

Riportiamo, di seguito,  la lettera aperta di Simone Andreotti inviata al Presidente del Consiglio

Gentile Presidente,
durante il sisma che ha colpito drammaticamente l’Aquila nel 2009 ancora una volta il volontariato ha saputo dimostrare nella pratica tempestività, efficienza, professionalità e sempre più alta specializzazione, garantendo i primi interventi di soccorso e la necessaria assistenza alla popolazione colpita. Un’azione incisiva realizzata da tutte le componenti di quel sistema nazionale di protezione civile unico al mondo di cui l’Italia può vantarsi, di cui il volontariato è parte

integrante e integrata. Un’esperienza che rappresenta solo il momento più visibile del percorso di crescita del nostro sistema di protezione civile ogni giorno impegnato sul territorio nelle piccole e grandi emergenze, nella prevenzione come nell’informazione alla popolazione.
Partendo da questi presupposti esprimiamo grande sgomento e preoccupazione per la proposta di modifica alla legge 225 del 1992, tramite emendamento approvato al Senato della Repubblica, nel Decreto Mille Proroghe.
Sgomento nel vedere lo stravolgimento di quella legge istitutiva fondamentale del sistema di protezione civile attraverso la strada umiliante e silenziosa degli emendamenti ad un decreto onnicomprensivo. Non quindi una seria e partecipata discussione sul se e come migliorare il sistema di protezione civile, ma un tecnicismo, certo formalmente corretto, ma sicuramente connesso ad un esercizio della politica che non crediamo rappresenti al meglio l’Italia.
Preoccupati perché l’emendamento presentato toglie di fatto la possibilità di utilizzare tempestivamente quello strumento ineludibile e strutturale per la gestione efficace dell’emergenza di protezione civile, ovvero il potere di ordinanza, e di conseguenza, inficia le capacità operative di tutte le componenti del sistema, prima fra tutte il volontariato.
Preoccupati perché questo rischia di fatto di distruggere un sistema di protezione civile di altissimo livello, rendendo vani gli sforzi, le passioni e le energie di tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo, tra cui anche le associazioni di volontariato di protezione civile e, soprattutto, rendendo meno sicuri gli italiani.
Ci auguriamo che si faccia un passo indietro per garantire alla protezione civile italiana quegli strumenti fondamentali per continuare ad operare al meglio.
Roma lì, 21 febbraio 2011
Simone Andreotti _Presidente della Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile

 

La lettera in pdf

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