Donne in Anpas: il podcast

Perché una donna sceglie di fare volontariato in una pubblica assistenza? 

In Italia, da nord al Sud, dalle città ai piccoli centri, quanti modi diversi ci sono, per una donna, di fare volontariato in una pubblica assistenza?

E com’è cambiato, nel tempo, il modo di fare volontariato in una pubblica assistenza? 

Come conciliano il volontariato con le loro vite, le loro famiglie e il loro lavoro?

Donne in Anpas è un podcast con le storie di donne stra-ordinarie che hanno scelto far parte di una pubblica assistenza, indossare una divisa arancione e guidare un’ambulanza.

La voce maschile che sentirete nelle interviste è di Alberto Minissi, volontario Anpas che ha deciso di viaggiare tra le storie delle donne in Anpas, raccoglierle e cercare di comprendere meglio i loro percorsi, le loro emozioni e cosa vuol dire, oggi, essere una volontaria Anpas. E noi lo abbiamo accompagnato.

Ascolta le puntate su https://open.spotify.com/show/19QDG4cDmszyZznwvQ1fME

Una scelta. Esperienza. Patrimonio. Sono i tre titoli che abbiamo scelto per raccontare le nostre storie partendo da tre citazioni di Carla Lonzi.

Nella prima puntata la frase di Carla Lonzi è “Noi viviamo questo momento e questo momento è eccezionale. Il futuro ci importa che sia imprevisto piuttosto che eccezionale”

Da sempre, quello delle pubbliche assistenze, un tempo Federazione nazionale e oggi Anpas, è stato un movimento aperto alle innovazioni, soprattutto culturali e sociali. Le prime donne che hanno potuto votare in Italia, lo hanno fatto all’interno delle pubbliche assistenze, ben prima del voto. Le prime donne che hanno guidato un’ambulanza? Sempre in una pubblica assistenza.

Ma non vogliamo fare una gara di primati. Qui, insieme ad Alberto, vogliamo raccontare le storie vere di chi ha fatto una scelta e, come vedremo, da quel momento non è tornata più indietro. E anzi ha migliorato la sua pubblica assistenza, portando innovazioni, nuove idee e il proprio valore aggiunto. Ascolteremo come, in alcuni casi, hanno scardinato le convenzioni, e continueranno a farlo perché come dice Carla Lonzi “Noi viviamo questo momento e questo momento è eccezionale. Il futuro ci importa che sia imprevisto piuttosto che eccezionale”

La prima voce che sentirete è di Luciana, da Sarzana. Dice “Io sto bene. Questo è quello che mi piace fare e quello che cerco di fare il più possibile”. Luciana racconta dal suo primo incontro con una pubblica assistenze: lo storico congresso del 1978, proprio a Sarzana. Lei aveva 13 anni e anzi che andare alla messa, era li in pubblica assistenza a tagliare i coriandoli per il Congresso. “Noi si tagliava i coriandoli che abbiamo poi portato alle famiglie che vivevano alla via centrale dove sarebbe dovuto passare il corteo e lì avrebbero dovuto tirare i coriandoli”.

C’è chi inizia facendo coriandoli e chi a sedici anni, come paziente, per colpa di un’epistassi come Paola, della Croce Vola di Rozzano, in provincia di Milano. C’era uno stazionamento con un’ambulanza fuori dal palazzetto e a me è uscito il sangue dal naso. Sono andata da questo volontario, siamo diventati amici e mi ha detto “Vieni in Croce Viola che è bello, è divertente e si sta bene”. Paola dice che ai tempi a 16 anni si poteva uscire in ambulanza e faceva un sacco di servizi.

Arriviamo ora ai giorni nostri, alla scelta più recente. Camilla viene da Champoluc, in Valle D’aosta. Lei è diventata volontaria per colpa del Covid.

L’ospedale più vicino a Camilla si trova tra i 40 e i 60 minuti. Dall’ultimo villaggio della Valle D’ayasse all’Ospedale ci si mette un’ora e mezzo con l’auto personale. È quindi un bisogno sociale quello che spinge a diventare volontarie. 


Abbiamo poi sentito Italina Sala, della pubblica assistenza di Travo, in Val Trebbia, provincia di Piacenza. Lei era figlia di un mugnaio. Ha fatto l’insegnante tutta una vita. Dice ancora con orgoglio che da scuola non è mai stata a casa per malattia. Ha iniziato a fare servizio in pubblica assistenza per aiutare le persone sole del paese, o supportando i pastori e portando loro la legna. Uno dei tanti modi di fare pubblica assistenza.


La cosa che ci ha fatto emozionare di queste storie è la varietà di voci, età, dialetti e inflessioni delle volontarie intervistate. Ognuna con la loro voce, perfettamente riconoscibile, ognuna con la sua storia unica e allo stesso tempo identica alle altre.

“La donna non deve cercare conferme, ma trovare nella propria esperienza la fonte del suo valore.”. Lo ha scritto Carla Lonzi negli anni Settanta. Ed è proprio a partire dagli anni Settanta che, nella seconda puntata, troviamo uno dei momenti di maggior cambiamento e di emancipazione della donna all’interno della società, e quindi anche all’interno delle pubbliche assistenze. Come quello di guidare un’ambulanza. Ma era un’Italia diversa, anche se, come dice Luciana, l’associazione era comunque all’avanguardia.

Sembrano periodi lontani quelli in cui non c’era ancora un sistema di coordinamento tra mezzi di soccorso e gli ospedali. Il sistema 118 ancora non esisteva. Adesso è cambiato molto anche nei confronti di una donna in divisa. 

Italina Sala, della pubblica assistenza di Travo, racconta che non solo non c’era il 118, ma mancava anche un altro elemento essenziale per fare soccorso: il navigatore. Ora Italina conosce il proprio territorio nel minimo dei dettagli, come i nomi e le date di nascita di tutta la valle. “Parliamo di un’Italia diversa” ha detto Italina, “in cui non c’era il 118, e non c’era nemmeno il navigatore”.

Abbiamo poi parlato di donne che guidano l’ambulanza. Per farlo abbiamo iniziato dalla storia di Patrizia, tra la Calabria e la Sicilia. Patrizia attraversa lo stretto avanti e indietro. “Coesiste in due associazioni” come dice lei. Patrizia fa parte della componente regionale di Anpas Calabria, responsabile regionale di sala operativa di protezione civile e formatrice nazionale anpas di protezione civile. E guida l’ambulanza. Patrizia racconta come, tanti anni fa, era difficile per una donna fare assistenza in ambulanza. La sua esperienza è emblematica, così come significativo è il fatto che oggi è diventato normale. Abbiamo poi sentito Camilla e del suo approccio alle montagne della Valle d’Aosta.

All’inizio di questa puntata siamo partite dalla frase di Carla Lonzi, sull’importanza per le donne di trovare nella propria esperienza la fonte del suo valore. Quel valore ce lo hanno raccontato Antonia, da Milano, e Paola da Rozzano. Per entrambe valore aggiunto riguarda la corretta distribuzione del materiale in ambulanza.

Le tante voci che abbiamo ascoltato ci hanno testimoniato che nei rapporti di genere all’interno di una pubblica assistenza conta la competenza, e nient’altro.


Camilla pone un’altra questione. Non è tanto una questione di uomini e donne, ma di intersezionalità.

“Non voglio sembrare e scontata ma per me è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita” ci ha detto Patrizia e il nostro invito è quello di ascoltare la sua storia, così emblematica per capire cosa ha significato per lei fare volontariato in pubblica assitenza. Lei percorreva 300 km per migliorarsi e formarsi per l’intervento in ambulanza.

La terza puntata si intitola Patrimonio. Negli anni Settanta Carla Lonzi ha scritto “La differenza femminile è il nostro patrimonio, non un difetto da correggere.” Ed è proprio su questa differenza, e sul patrimonio che questa differenza ha generato, che Alberto ha cercato di trovare una risposta. Abbiamo parlato di ruolo, volontariato, vita privata, lavoro, tempo libero: come si concilia tutto questo? Lo siamo andate a chiedere a Natalina, presidentessa della pubblica assistenza di Picerno. Quattro figli, sei nipoti e la presidenza di un’associazione di cinquanta volontari.

Molte sono le donne che abbiamo incontrato che hanno assunto poi il ruolo di dirigente per la loro associazione o all’interno del proprio comitato regionale o all’interno del movimento Nazionale. Paola, della Croce Viola, dice che la Croce Viola è sempre stata femminile. 

L’importante è non arroccarsi sul ruolo, come dice Stefania

“Vi è contenuta tanta parte di me, e posso dire che non una di quelle figure di donna che vi sono scolpite o sfumate mi è indifferente”. Sono i versi di Ada Negri, una delle prime donne elette nel 1908 al consiglio della Federazione delle Pubbliche assistenze. Le sue parole e il suo impegno, quello di una donna “ostile, armata, di razza diversa”, come amava definirsi, risuonano ascoltando le parole di tutte le donne incontrate dal viaggio di Alberto. E, in particolare, dalle parole di Luciana, perché, come dice lei: essere volontarie è bello.

Donne in Anpas è un viaggio emozionante che non finisce con il podcast, ma che continuerà con i social e in tanti altri modi con i quali continueremo a raccontarle. 

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