di Niccolò Mancini, Presidente Nazionale ANPAS
Buongiorno a tutti e a tutte,
porgo a tutti voi il benvenuto, l’augurio di un sereno e proficuo lavoro e un ringraziamento per aver recepito l’importanza di essere presenti in questi giorni, sottraendovi ai molti impegni istituzionali a cui ognuno di voi fa fronte quotidianamente.
È un grande piacere potervi incontrare con la prospettiva di trascorrere due giorni insieme, con l’obiettivo di tracciare le linee di sviluppo comuni per la nostra Anpas.
Attribuisco a questi momenti di confronto una grande importanza. Credo che, oltre ad assolvere a sostanziali impegni formali, queste occasioni debbano rappresentare tavoli di lavoro imprescindibili per scambiarci, con franchezza e spirito collaborativo, i nostri pensieri sullo stato del nostro Movimento: su criticità, ipotesi di sviluppo e indirizzo politico per il futuro.
Verso il Congresso Nazionale: il senso dello stare insieme
Abbiamo legato la Conferenza di Organizzazione e l’Assemblea nazionale proprio nell’idea di poter illustrare quanto fatto nel corso di questo ultimo anno di attività e recepire, da parte di ognuno di voi, quanto porre come base per l’anno congressuale. I prossimi Congressi Regionali ci porteranno al Congresso Nazionale di novembre a Roma.
Questi appuntamenti avranno non solo l’obiettivo di rinnovare gli organi di governo di Anpas, ma anche di affidare ai nuovi organi le linee di lavoro per il quadriennio che seguirà.
In questo ultimo anno ho più volte ripetuto questa frase:
“Ciò che facciamo ha senso perché lo facciamo insieme”
Vorrei partire da questo concetto, affinché non rimanga solo una enunciazione di principio che, se non riempita di contenuti e condivisione reciproca, rischia di risultare meramente retorica. La relazione che ho preparato contiene molti spunti sviluppati in forma di analisi critica, ma contiene anche molte domande che vorrei ognuno di noi sentisse rivolte personalmente.
È il tempo delle scelte strategiche.
Il contesto: una transizione profonda
La Conferenza di Organizzazione si colloca in una fase di transizione profonda del volontariato italiano (nuova fiscalità, nuovi requisiti, nuovi modelli di gestione, riletture di ruolo, trasformazioni demografiche) e dello stesso Movimento ANPAS.
I dati disponibili mostrano una tensione crescente tra tre fattori chiave:
- Aumento della complessità organizzativa
- Trasformazione della partecipazione volontaria
- Trasformazione dei modelli di impegno civico
ANPAS si trova oggi in una posizione cruciale: organizzazione storica e capillare, ma anche sistema chiamato a ridefinire il proprio ruolo nel nuovo ecosistema del Terzo settore. Questa condizione coinvolge tutte le realtà: Reti Nazionali, ODV, APS o altri ETS.
Per guidare la nostra riflessione, abbiamo proposto tre grandi macro-temi:
- Architettura del Movimento: Identità, Regia e Strumenti per il Futuro
- Territori e Innovazione: Liberare Energie per la Comunità
- L’Evoluzione dell’Impegno: Generazioni, Competenze e Leadership
1. Architettura del Movimento: Identità, Regia e Strumenti per il Futuro
Il nostro Bilancio Sociale evidenzia una rete ampia, ma in profonda trasformazione:
| I Numeri di ANPAS | Valore |
| Pubbliche Assistenze | 907 |
| Volontari | ~ 98.790 |
| Soci | 466.339 |
| Trend Dipendenti | +1,8% |
Questo dato segnala una dinamica chiara: una progressiva istituzionalizzazione e professionalizzazione, a fronte di una sostanziale stabilità della base volontaria.
ANPAS è prima di tutto un soggetto identitario. Nel Movimento le nostre organizzazioni territoriali incontrano e vivono i principi di solidarietà, libertà, democrazia, laicità, partecipazione, uguaglianza, fratellanza e gratuità. Per realizzare a pieno il patto associativo, occorre concentrarsi sul senso del nostro stare insieme. Il passaggio da Federazione a Rete deve tradursi concretamente in:
- Riconoscimento di una regia unitaria
- Condivisione degli strumenti
- Capacità di indirizzo strategico comune
Le criticità strutturali da superare
- Frammentazione organizzativa ed eccessiva fragilità nel riconoscere una regia nazionale.
- Sovraccarico amministrativo sulle associazioni dovuto alla complessità normativa (RUNTS, controlli, competenze).
- Crescente richiesta di accountability e trasparenza.
Il Codice del Terzo Settore e il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025 affidano alle Reti Nazionali delicate funzioni di vigilanza e monitoraggio. Dobbiamo gestire questo compito con trasparenza assoluta per rendere più serena la gestione di ogni singola organizzazione.
L’obiettivo deve essere superare la frammentazione, anche nell’organizzazione di attività storiche come il trasporto sanitario e la Protezione Civile. La definizione di standard formativi condivisi e la partecipazione a grandi emergenze nazionali devono essere intese come una risorsa collettiva del movimento, espressione di una capacità d’intervento unitaria.
Il punto di domanda strategico: L’idea di dotare ANPAS Nazionale di un ente strumentale per gestire le attività non più sostenibili dalle singole ODV potrebbe essere una risposta efficace? Come possiamo bilanciare l’autonomia territoriale con la necessità di una regia strategica nazionale?
Per costruire una reale riconoscibilità nazionale e internazionale dobbiamo curare elementi cruciali come l’immagine coordinata (nei colori delle nostre uniformi e dei nostri mezzi), la messa a sistema dei dati ed esperienze, e una formazione istituzionale-politica che vada oltre le sole competenze tecniche del servizio.
2. Territori e Innovazione: Liberare Energie per la Comunità
Guardando ai dati statistici disponibili (Ricerca AICCON e rilevazioni ISTAT), emergono evidenze chiarissime sul cambiamento del volontariato in Italia:
- Nel 2023 si contavano circa 4,7 milioni di volontari (9,1% della popolazione), con un calo di 3,6 punti percentuali rispetto al 2013.
- Si registra una crescita esponenziale delle forme ibride di impegno partecipativo (dal 8,1% al 21,7%).
- Il 22% dei non-volontari è composto da ex volontari, mentre il 36% si dichiara potenzialmente interessato a cominciare.
Il problema, quindi, non è la scarsità di interesse, ma la trasformazione dei modelli di partecipazione, che oggi si declina in tre tendenze:
[Volontariato intermittente e flessibile] ➔ [Centralità delle motivazioni individuali] ➔ [Ricerca di esperienze significative]
Luigi Bulleri nel 2002, durante la VII Conferenza di Organizzazione, rifletteva: «Il volontariato o è una forza di trasformazione della società o non è… Se si riduce a gestire servizi, diventa una protesi del sistema pubblico, perdendo la sua anima». A oltre vent’anni di distanza, questa sfida è più attuale che mai di fronte al rischio di una “burocratizzazione del soccorso” e allo schiacciamento sulle convenzioni pubbliche.
Le linee d’azione della Rete per i territori:
- Esternalizzare per tornare in strada: La rete nazionale deve alleggerire il carico burocratico e fiscale delle associazioni, liberando tempo per l’innovazione sociale e la cura dei legami comunitari.
- Solidarietà di Rete: Supportare in modo sussidiario i territori e le associazioni meno strutturate che faticano a stare al passo con la complessità normativa.
- La sfida della prossimità: I Comitati Regionali devono agire come laboratori di innovazione, intercettando le nuove solitudini, il disagio giovanile o la povertà sanitaria prima che diventino emergenze.
3. L’Evoluzione dell’Impegno: Generazioni, Competenze e Leadership
Il volontariato sta cambiando pelle e i modelli di governance tradizionali faticano a essere sostenibili. Le nuove generazioni sono spesso attratte da movimenti fluidi e mobilitazioni tematiche (ambiente, pace, diritti), percepiti come più immediati e meno burocratici.
I dati AICCON evidenziano un calo di presenze tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 44 anni, a fronte di una maggiore presenza di over 55. Il volontariato attuale appare più anziano, meno continuo e più fragile nel ricambio.
Tuttavia, emerge un forte orientamento al “personalismo comunitario”: il volontariato non è più vissuto come semplice sacrificio unidirezionale, ma come un’esperienza in cui si aiuta e, al tempo stesso, si cresce, si impara e si trova riconoscimento. Gli ostacoli principali all’accesso rimangono strutturali: la mancanza di tempo, la precarietà lavorativa e la scarsa conoscenza delle opportunità.
Rinnovare la Leadership e valorizzare le competenze
Il ruolo del dirigente oggi è fortemente schiacciato da responsabilità civili e penali crescenti (sicurezza, privacy, gestione del personale), che generano una “stanchezza da ruolo” e scoraggiano il ricambio generazionale.
Il dirigente del futuro non è necessariamente chi garantisce più ore di servizio tecnico, ma chi sa connettere persone e istituzioni, basando il proprio operato sulla delega e sulla capacità di abitare la rete. Sfruttando l’esperienza della Scuola Nazionale, dobbiamo fornire strumenti metodologici per sollevare i dirigenti dall’operatività pura.
Sul fronte delle competenze, il volontariato è uno spazio straordinario di apprendimento non formale (relazionale, organizzativo, digitale). È giunto il momento di costruire modelli comuni che mettano in trasparenza queste esperienze:
- Percorsi individualizzati: Valorizzare le competenze che chi si dedica a questa esperienza può maturare e vedersi riconosciute.
- Investimento strategico: Portare il tema del riconoscimento delle competenze al centro del dialogo con le istituzioni.
Conclusioni
Affido a tutti voi queste riflessioni affinché possano essere una traccia per il dibattito che affronteremo in questi giorni, fino a condurci al prossimo Congresso.
Se ripercorriamo la storia del nostro Movimento, è facile accorgersi che le Pubbliche Assistenze non sono state semplici erogatrici di servizi, ma fucine di innovazione e antesignane nel riconoscimento dei diritti. Tutto ciò è stato realizzato grazie all’opera di cittadini appassionati che, con approccio laico, hanno trasformato il proprio impegno in un obiettivo: realizzare una società più giusta.
ANPAS è un’infrastruttura civica del Paese, così come lo è ogni singola Pubblica Assistenza. La nostra sostenibilità futura dipenderà dalla capacità di:
- Essere comunità prima che organizzazione
- Essere rete prima che somma di enti
- Essere progetto politico prima che sistema operativo
Solo così sarà possibile affrontare la transizione in corso e rafforzare il ruolo del volontariato come pilastro della democrazia e del welfare italiano.
A voi tutti, ai nostri volontari ed alle nostre volontarie, grazie.
È BELLO ESSERE ANPAS.