Pubblicato uno studio, condotto anche da Anpas, sull’International Journal of Paramedicine.
Gestire un paziente sulla scena del crimine è una delle sfide a più alto carico cognitivo ed emotivo per un equipaggio d’emergenza.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’International Journal of Paramedicine mirato a valutare e migliorare l’accesso alla scena del crimine da parte dei First Responders del 118 e condotto insieme al Raggruppamento RIS dei Carabinieri di Parma, insieme a HEMS Association, SIIET e ANPAS.
Il lavoro evidenzia i punti critici reali del soccorso extra-ospedaliero in contesti forensi (abusi, violenze domestiche, suicidi).
L’evidenza scientifica parla chiaro: senza una formazione specifica, il rischio di inquinare inconsapevolmente le prove o di mettere a rischio la sicurezza dell’équipaggio è altissimo.
Al contrario, l’uso di simulazioni, scenari in Realtà Virtuale (VR) e cascate formative aggiornate costantemente, riduce drasticamente l’errore e ottimizza il dialogo.
Lo studio, a cui ha partecipato Giuseppe Carpana per Anpass, evidenzia la necessità della formazione. Nei contesti citati, i soccorritori rischiano di mettere a repentaglio la propria sicurezza e di alterare le prove.
È indispensabile quindi bilanciare il soccorso sanitario con la conservazione forense attraverso protocolli unificati a livello nazionale e formazione pratico- teorica basata su simulazioni.
Fondamentale quindi è il miglioramento della comunicazione (Centrale-soccorritori e internaal team), la gestione della sicurezza, l’applicazione dei protocolli per preservare le prove e la documentazione foto-video, un modello formativo a cascata.
Una risorsa indicata dallo studio per futuri percorsi è la Realtà Virtuale (VR360) per creare scenari realistici, ripetibili e sostenibili dal punto di vista dei costi.
